di Massimo Di Centa - lunedì 11 Marzo 2019 [Carnico]

È una Stella Azzurra abbastanza rinnovata quella che Gianni Mascia si appresta a guidare per il terzo anno. Il tecnico non si nasconde le difficoltà che lo aspettano, ma è convinto di poter disporre di una squadra in grado di essere sufficientemente attrezzata.

«In effetti – esordisce Mascia – la società si è mossa con discreto dinamismo, garantendomi giocatori per ogni reparto. Sono arrivati giovani di prospettiva ed elementi di maggiore esperienza. Iniziando dal ruolo del portiere, è arrivato Dylan Mardero, un ’93 di discrete capacità. Passando alla difesa, due sono le novità: Samuel Ferro, dal Venzone, e Marco Temporal dal Glemone. Addirittura 4 gli innesti nella zona centrale, con Michael Mantineo, lo scorso anno a Bordano, Luca Romanin, Andrea Cragnolini e Riccardo Missoni, già messosi in mostra qualche stagione fa nella Moggese. Infine, un ritorno importante, quello di Daniele Iob, che era partito proprio dalla Stella per la sua straordinaria carriera di bomber».

Quello di Iob, aldilà dell’importanza del nome, ci sembra davvero un colpo importante.
«Senza dubbio. Lo scorso campionato era stata proprio la fase offensiva a penalizzarci: giocavamo un buon calcio, ma al momento di buttarla dentro, venivano fuori i problemi. Cerco sempre di privilegiare la manovra nel mio modo di intendere il calcio, prescindendo dalle individualità. Ma è chiaro che negli ultimi metri uno come Iob può diventare un fattore».

Che calcio propone Mascia?
«Diciamo che non sono vincolato ad uno schema: preferisco partire da dietro, utilizzando anche il portiere, coinvolto in quel giro palla che deve dare il via all’azione. Di solito parto a 4 dietro, poi, in corso di partita posso anche puntare su un 3-5-2, infoltendo il centrocampo. Ma ripeto, per me non esiste un solo schema, cerco di leggere tra le pieghe di un match, adattando i miei uomini a quella che al momento reputo la tattica necessaria».

Sei al terzo anno sulla panchina della Stella Azzurra. Come ti trovi?
«Direi ottimamente. Quando sono arrivato, sono stato contagiato dal’entusiasmo del presidente Denis Urbani e dalla capacità di coinvolgimento dello storico ds Dino Contessi. La promozione alla fine della stagione premiò i nostri sforzi di uscire dall’anonimato in cui era caduta la squadra. Ma a mio modo di vedere anche la salvezza conquistata la scorsa stagione è un grandissimo risultato, perché ottenuta in pratica con la stessa squadra ed ha rappresentato un importante segnale di continuità, quello che è spesso è mancato nella storia del nostro sodalizio».

E la prossima stagione cosa ti aspetti?
«Innanzitutto una salvezza più tranquilla, puntando sempre alla ricerca del gioco attraverso un’identità tattica ben precisa. Sono arrivati molti ragazzi, che di fatto non conosco. Non ho mai preteso grandi nomi, ma sempre gente che abbia voglia di impegnarsi e sacrificarsi. Ci sono ottimi giocatori anche in Terza Categoria che basterebbe coinvolgere e valorizzare, puntando magari sulla loro voglia di farsi conoscere ed apprezzare».


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