di Bruno Tavosanis - lunedì 11 Marzo 2019 [Carnico]

Un futuro da allenatore non prima però di disputare un campionato assieme al figlio. Manuel Sgobino giocherà quest’anno con la maglia del Cavazzo il suo 18° Campionato Carnico (137 i gol realizzati), che sarà però diverso dagli altri.

«Mario Chiementin mi ha chiesto se potevo dargli un mano e quindi sarò di fatto il viceallenatore – conferma il 38enne di Venzone -. Significa che il mio ruolo sarà soprattutto questo, ma continuerò ad allenarmi per essere a disposizione anche come giocatore. Ho ricevuto delle offerte da altre squadre con la prospettiva di fare il titolare, ma questa è un’occasione da non perdere. Non capita a tutti di avere l’opportunità di fare esperienza a fianco di una persona molto preparata come Mario e con una società molto organizzata come il Cavazzo. Alla fine della carriera è giusto guardare al futuro, non solo al presente».

L’idea di diventare allenatore ce l’avevi già da qualche anno?
«Premesso che non mi aspettavo la proposta di Chiementin, quasi un fulmine a ciel sereno, in passato avevo pensato di fare il corso. In sostanza mi vedo più come allenatore che come dirigente, sì».

Il Cavazzo ha iniziato la preparazione da una settimana: come si svolgerà?
«Ora stiamo facendo in palestra un lavoro di riattivazione, poi da sabato inizieremo la preparazione al campo».

Ritornando allo Sgobino giocatore, negli ultimi anni hai vinto tutti i trofei che prima non avevi nemmeno sfiorato.
«Già. Con il Cavazzo ho conquistato quattro scudetti, due coppe e una supercoppa. In precedenza avevo festeggiato solo delle promozioni».

Prima di approdare al Cavazzo eri un autentico giramondo del Carnico, praticamente ogni anno cambiavi squadra, basti pensare che dal 2003 al 2012 hai vestito otto maglie diverse e solo con la Val del Lago hai disputato due campionati consecutivi. Come mai?
«Mi piaceva e mi piace avere sempre stimoli nuovi. Poi le insistenze del Cavazzo, in particolare di Antonio Sferragatta, mi hanno portato in viola, dove mi sono trovato a casa, disputando sei delle ultime sette stagioni. Una grande società, tu calciatore devi solo pensare a giocare, al resto ci pensano i dirigenti».

Siete i favoriti anche quest’anno?
«Diciamo che siamo attrezzati per essere favoriti, ma come sempre parlerà solo il campo».

Tuo figlio Sebastian ha 18 anni e gioca nella Viola, ovviamente in attacco, anche se in una posizione diversa dalla tua, essendo molto diversi fisicamente. Ti rivedi in lui alla sua età?
«Sì, ha la mia stessa grande passione e prima di chiudere la carriera voglio giocare una stagione assieme a lui. In linea di massima potrebbe accadere il prossimo anno alla Viola, mi auguro sia un’ipotesi fattibile. Di certo non posso aspettare anni, perché non voglio essere un peso per la squadra, la dignità deve venire prima di tutto. Però a questo obiettivo tengo molto: del resto pochi hanno la possibilità di giocare assieme al proprio figlio e io non voglio lasciarmela sfuggire».


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