Vecchi leoni: Antonello Vuan

di MASSIMO DI CENTA

Antonello Vuan, attaccante, classe 1968, non è un vecchio leone. È un leone e basta. L’abbiamo capito parlando con lui all’interno del capannone di Tolmezzo dove svolge la sua attività di commercio pellet e legnami. Antonello, qualche anno fa è stato colpito da una rarissima malattia, l’emoglobinuria parossistica notturna, patologia che si manifesta con una proliferazione abnorme di cellule che vanno a fagocitare i globuli rossi. Una specie di leucemia, insomma, per la quale sui si sta curando, con una terapia che prevede un viaggio a Udine ogni 12 giorni, più le cure a casa.
Ce ne ha parlato in maniera diretta, senza auto commiserarsi, denotando, anzi, una serenità d’animo ed un coraggio da leone, appunto, prima che il discorso andasse verso i suoi ricordi calcistici.
La prima maglia indossata fu quella delle giovanili a Tolmezzo ma all’epoca si tolse anche la soddisfazione di arrivare fino alla finale nazionale, disputata a Roma, dei Giochi della Gioventù. ”Quella è l’unica volta in cui non ho giocato da punta centrale – ricorda – . Facevo la seconda punta, perché titolare nel ruolo di attaccante centrale era un certo Maurizio Ganz…”.
La sua prima squadra è stata la Folgore e quell’esperienza fu contraddistinta dalla promozione in Prima della formazione biancorossa. In quel periodo era militare e praticamente non si allenava quasi mai. Giocava e basta, ma il suo contributo fu ugualmente decisivo. Dopo la Folgore ecco l’Amaro; fu uno dei protagonisti, con i suoi gol, della storica doppietta dei biancazzurri, che si aggiudicarono lo scudetto nel 1990 e 1991. Una squadra, quella, costruita su tanti talenti, tanto è vero che ci ha ricordato di quanto poco si allenassero, preferendo lunghe partitelle e momenti di assoluta condivisione, nei quali si creò quel forte senso di gruppo ed appartenenza che è stato la base dei trionfi di quegli anni.
Il cuore, poi, lo portò a Pontebba, dove aveva conosciuto una ragazza: chilometri di amore e di pallone, insomma… La sua avventura agonistica si concluse a Prato Carnico, nelle file dell’Ancora. Problemi di lavoro lo costringevano a saltare moltissimi allenamenti, ma la domenica una maglia da titolare la trovava quasi sempre. Del resto, come negargliela? Antonello è stato un attaccante veloce e dotato di tecnica decisamente sopra la media e anche nelle partite in cui non segnava riusciva comunque ad impegnare le difese avversarie.
La buona base tecnica lo ha aiutato molto in una delle sue specialità: battere i calci di rigori. In ogni squadra in cui ha militato era il rigorista e su oltre 40 tiri dagli undici metri che ha calciato, ne ha sbagliato solo uno ed ancora se lo ricorda: si giocava la partita Pontebbana-Mobilieri e il suo tiro al dischetto andò fuori, togliendo al portiere sutriese anche il privilegio di essere stato l’unico a parare un rigore di Vuan!
Ha ricordi piuttosto nitidi di tutto il periodo in cui ha giocato, ma c’è una partita che non dimenticherà mai. Nel 1991, il suo Amaro era in lotta per il titolo con l’Illegiana e a poche giornate dalla fine era in programma proprio Illegiana-Amaro. I tifosi neroverdi, il sabato prima della partita, avevano messo sopra l’ultima galleria prima di arrivare ad Illegio uno striscione di carattere dantesco: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Antonello quel giorno aveva una caviglia in disordine e inizialmente venne portato in panchina. A metà della ripresa, col punteggio ancora sullo 0 a 0, il tecnico Giuliano Voltan lo fa scaldare e lo butta in campo: fu la mossa vincente, perché proprio Antonello segnò la rete dell’1-0 e quel gol lanciò i biancazzurri verso il titolo. Nel viaggio di ritorno, quello striscione fu rimosso dai giocatori biancazzurri che lo esposero in bella mostra nella piazza del comune di Amaro.
Indimenticabili per lui sono i duelli coi grandi difensori dell’epoca, in particolare con Loris Candoni, Raimondo Tassotti e Fiorenzo Scarsini:
“Quante botte mi ha dato Fiorenzo” ricorda sorridendo a distanza di anni Vuan, uno dei primi nel Carnico a gestirsi il cartellino. Il suo amore per il Carnico non è venuto meno in questi anni, ma preferisce ascoltarlo alla radio, denotando una grande nostalgia per i campi verdi: preferisce ricordare i suoi tempi, dice, quando la passione e l’impegno erano straordinari e non giravano i soldi che girano adesso, sottolinea. Proprio lui che all’epoca rifiutò una ricca offerta del Mercato Tarvisio… 

Grande appassionato di montagna, con l’insorgere della malattia ha dovuto limitare di molto la propria attività, mantenendo però intatta la grande passione per la pesca (il suo grande amore oltre il calcio). Una passione che aveva anche quando era ancora in attività, tanto è vero che già in quegli anni fu ribattezzato “Sampei”, il protagonista di un cartone animato giapponese, molto apprezzato in Italia agli inizi degli anni ’80. Qualcuno però lo conosce anche come “Vuanete”, una storpiatura del cognome. Attualmente è il responsabile della Carnia di tutte le organizzazioni che praticano la pesca, ruolo che ricopre con grande competenza e passione.

La moglie Renata gli ha dato Simone, attualmente tesserato nelle giovanili del Cavazzo ed è con una punta di orgoglio che racconta che ogni volta che tutti vedono il piccolo Simone gli domandano “Sei forte come papà?”. La speranza è che il piccolo Simone possa diventare forte come il papà, ma l’augurio che possiamo fargli è quello di prendere da suo padre il coraggio. Un coraggio da leone!

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