Coronavirus e Carnico: ora che si fa?

di MASSIMO DI CENTA

In questi giorni, di fronte all’incalzare di notizie e decreti vari sull’emergenza Coronavirus, sono in molti a chiedersi: e il Carnico?
Il Carnico, naturalmente, non fa eccezioni e deve necessariamente adeguarsi a quelle che sono le direttive impartite da organi superiori. In materia, il Consiglio Direttivo del Comitato Regionale Friuli Venezia Giulia, riunitosi d’urgenza, al fine di valutare le nuove disposizioni stabilite dal  Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha stabilito, tra l’altro
“… il  divieto per lo svolgimento di eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano…”.

Ad una prima lettura, non c’è ombra di fraintendimenti per ciò che riguarda lo svolgimento, appunto, di gare e competizioni. Qualche perplessità deriva dell’interpretazione della direttiva ministeriale riguardante gli allenamenti. Considerato che alcune società del nostro campionato hanno appena iniziato la preparazione in vista della stagione 2020 ed altre sono in procinto di cominciare, sarà bene chiarire subito che gli allenamenti potranno essere effettuati solo a porte chiuse e in presenza di un medico che metta in atto il protocollo previsto dal Ministero della Sanità. E la cosa non è così semplice come sembra. Il medico dovrebbe, infatti, certificare attraverso una serie di controlli (primo fra tutti il tampone, per stabilire la positività o meno di aver contratto il virus) l’idoneità per poter sostenere una seduta di allenamento. Appare di tutta evidenza che un controllo del genere è assolutamente improponibile per le società del nostro campionato, anche in considerazione del fatto che c’è carenza di personale medico in altre strutture, oltre, naturalmente, la carenza di strutture idonee sui campi. Le società stesse poi non devono assolutamente trascurare il fatto che, in caso di inadempienze, il responsabile dell’associazione (il presidente, quindi) rischia anche di violare norme di diritto penale. Non deve esistere, quindi, il classico “bon, dai, fasin di stes”. 

Aldilà dell’importantissimo aspetto sanitario, veniamo ora alle considerazioni in termini sportivi: con ogni tipo di attività sospesa fino ad inizio aprile, c’è da domandarsi in che condizioni si presenterebbero al via della stagione i giocatori con pochi giorni di preparazione? A questo punto, non è nemmeno azzardato ipotizzare uno slittamento delle competizioni. 

Sarà un nostro impegno tenervi informati, nei prossimi giorni, circa l’evolversi della situazione.

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