Sondaggio, la maggioranza dice «arrivederci al 2021»

di BRUNO TAVOSANIS

Ampia partecipazione per il nostro sondaggio riservato agli addetti ai lavori, lanciato sabato scorso, sul tema “Si potrà giocare nel 2020 o è meglio rinviare subito al 2021?”.
Tante le opinioni espresse da dirigenti, giocatori e allenatori, con una prevalenza di coloro che ritengono il rinvio al prossimo anno la soluzione migliore.
Ne proponiamo alcune, partendo proprio da chi ha scelto quest’ultima ipotesi.

ANDREA ERMANO (giocatore Mobilieri): “Da giocatore dico che un mini torneo avrebbe un significato simbolico importante di ritorno alla normalità. Questo però non può e non deve avvenire a discapito della salute in primis e della sostenibilità economica delle società. Infine, come ultimissima considerazione, così facendo l’aspetto competitivo del campionato ne uscirebbe sicuramente sacrificato, vuoi dalla preparazione approssimativa, vuoi dal timore per il contatto fisico con l’avversario e tutto ciò che può comportare in termini di contagi. Alla luce di tutto questo, a malincuore rinvierei al 2021”.

LUCIANO CUCCHIARO (ds Val del Lago): “Meglio ripartire in sicurezza nel 2021”.

ROBERTO TOLAZZI (giocatore Moggese): “Sabato 25 doveva iniziare la coppa e non è stato fatto neanche un allenamento della preparazione. Molti giocatori e allenatori stanno cercando di portare avanti un programma di allenamento, in previsione di un probabile inizio di campionato. Forse sarebbe ora di prendere e/o comunicare una decisione in merito. Visto e considerato che il calcio professionistico non è ancora ripartito (e non è stata ancora presa alcuna decisione in merito) e, se riparte, sarà a porte chiuse (un Carnico senza spettatori, come va avanti, con i diritti tv di Sky?), che non aprono i bar ed i ristoranti (che sicuramente sono in regola con tutti i requisiti di sicurezza), come si può pensare che si possa iniziare un campionato che “va avanti” esclusivamente con gli incassi dei chioschi?”.

ALESSANDRO STOIA (dirigente Villa): “Se si partisse e poi ci fossero delle ricadute? Meglio, a malincuore, rinviare tutto al 2021”.

ROBERTO RONCASTRI (dirigente Trasaghis): “Oggi come oggi troppi rischi e troppe responsabilità. Dico 2021”.

MAURO PIZZO (giocatore Val del Lago): “Con molto rammarico, dico 2021. Ci sono problematiche per i professionisti, figuriamoci per noi. Inoltre il nostro campionato, benché competitivo e fatto di sano agonismo, si fonda sulla socializzazione. Quest’ultima perderebbe la sua natura se si giocasse a porte e chioschi chiusi. Ancora, mi chiedo come si potranno gestire, ri-preparazione, allenamenti e partite se si riduce la durata del campionato? Ho letto in questo periodo di ardite formule per giocare il Carnico; tuttavia, pur apprezzandone fantasia ed audacia, resto dell’idea che vada garantita, nonché preservata, sia la sicurezza di tutti, sia la bellezza del Campionato”..

EROS LONDERO (giocatore Trasaghis): “Chiudere tutto, punto e basta, senza se e senza ma”.

GIORDANO SQUECCO (presidente Viola): “Casomai ci fossero i tempi per disputare un campionato anche in forma ridotta, ci sono diverse problematiche. Non essendo le nostre società a carattere professionistico, sarebbe quasi impossibile garantire la salute dei propri tesserati. Poi c’è la questione del distanziamento, che creerebbe non pochi problemi sia per l’attività sportiva (utilizzo degli spogliatoi) sia per i sostenitori (tribune e soprattutto chiosco), a meno che non si impieghino delle persone addette al controllo e presumo che in tal caso siano le Società che dovrebbero provvedere. Il “terzo tempo” non esisterebbe o almeno non come momento di aggregazione e quindi non avrebbe nemmeno il senso di chiamarsi così. Sarà difficile trovare degli sponsor in questo momento disponibili a dare un aiuto e non si potrà organizzare feste o sagre per autofinanziarsi.Poi c’è un fattore non da poco, la responsabilità dei presidenti. A meno di deroghe specifiche in merito (ad oggi non ne sono a conoscenza sull’esistenza), tutte le eventuali responsabilità riguardo l’attività è del presidente. Mettiamo che un eventuale contagio venga risalito ad una partita di calcio chi risponde di eventuali reati (penali) se non il presidente? In sostanza, l’aggregazione è, prima ancora dell’attività sportiva, ciò che più caratterizza questo fantastico campionato, senza questa peculiarità il Carnico non ha alcun senso. Dal mio punto di vista meglio rimandare tutto al 2021″.

LORENZO SALA (giocatore Audax): “A me piacerebbe molto giocare, sarebbe il mio 26° Carnico, ma credo non ci siano possibilità. O siamo stati presi in giro finora o ci prenderebbero in giro dopo. Come si puo mantenere le regole in uno spogliatoio, in un chiosco, in campo: è impossibile”..

MASSIMO PUSTETTO (segretario Ravascletto): “Il cuore mi direbbe di giocare, ma poi usando la ragione sono molti punti che mi dicono di congelare la stagione e riprendere in primavera 2021.
1) Salute giocatori e dirigenti: la nostra società non può garantire nemmeno i minimi della sicurezza ai tesserati a causa di spogliatoi piccoli e datati, dove sarebbe impossibile ospitare una cinquantina di persone tra giocatori, arbitri e dirigenti in totale sicurezza.
2) Situazione economica: gli sponsor giustamente per questa stagione non possono permettersi di investire su di noi, visto che fanno fatica ad andare avanti e pagare le loro forniture e sopratutto i dipendenti.
3) Contributi Comunali: vale quanto scritto al punto 2, ovvero prima bisogna pensare alle famiglie e alle attività primarie.
4) I punti 2 e 3 lì colleghiamo alla mancanza degli incassi da biglietti e chiosco, per cui la nostra società per il 2021 non riuscirebbe ad iscriversi al campionato.
5) E se il virus riprende a settembre, come dicono il problema, diventerebbe doppio.
Io, quindi, sono propenso a congelare la stagione e ripartire in primavera con gli stessi tesserati del 2020 (se possibile fare una deroga per gli svincoli di fine stagione e rientro prestiti a novembre 2021). La stessa cosa per l’iscrizione ai campionati. Poi sulle assicurazioni di giocatori e dirigenti se ne può discutere, perché nel caso il Governo faccia una piccola apertura e si possa iniziare con qualche allenamento, amichevoli e piccoli tornei, l’assicurazione sarebbe necessaria e quindi quella nel 2021 potrebbe essere pagata ma con una riduzione rispetto alla quota versata nel 2020, vista la ridotta attività”.

ALBERTO RABER (presidente Comeglians): “Sarei felicissimo di poter giocare nel 2020, ma ci sono troppi vincoli (medico sociale, scanner per misurare la temperatura, distanza dei giocatori, eccetera) e per una società come la mia è impossibile farli rispettare. Quindi il rinvio al 2021 penso sia la pista obbligata”

ENZO NICCOLINI (presidente Bordano): “Penso che innanzitutto, prima di parlare di date o possibilità, dobbiamo tener conto di un particolare non indifferente: se la Federazione dice “ok, da giugno tutti in campo”, si potrebbe tranquillamente disputare il campionato a livello di tempistica (4-5 turni infrasettimanali e giocare fino alla terza settimana di ottobre). Però con le tutele legali attuali, quale presidente folle si prende la responsabilità di giocare, non potendo ai nostri livelli garantire uno standard igienico e di controllo salutare di livello professionistico? Quindi, se la normativa cambia e prevede non ci siano implicazioni legali del presidente nel caso qualcuno si ammali, e si possa iniziare a giugno, via al campionato! Ma visto che nessun componente della federazione può proporre modifiche a questo livello, la vedo dura. Rischiare una denuncia e cause legali non penso sia nell’immaginario di persone come noi, che vogliono solo far divertire i nostri ragazzi e i nostri tifosi”.

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Ecco invece le parole di chi vorrebbe giocare quest’anno.

DANIELE IOB (Campagnola, capocannoniere Carnico 2019): “Per me si potrebbe benissimo giocare anche nel 2020. Eliminando la coppa e facendo partire il campionato a luglio (mancherebbero ancora oltre 60 giorni per lasciar defluire il virus). Il campionato, vista la particolarità del momento, potrebbe concludersi eccezionalmente a novembre/inizio dicembre (tanto in questi anni non nevica neanche più). Sarebbe un gran segnale di ripresa per la nostra terra (prima o poi si dovrà pur ricominciare). Aggiungo che non penso che nel mese di luglio, con 35 gradi, ci saranno ancora casi di covid-19”.

STEFANO MAGGIO (allenatore settore giovanile Velox): “Se si può giocare, almeno provarci, magari sfruttando i mesi di luglio, agosto (salvo la settimana di Ferragosto, per ovvi motivi), settembre e parte di ottobre, con formule (tornei simil coppe e altro) che permettano un minimo di continuità. Ciò anche per dare una mano a quelle società che vivono di chiosco e non possono permettersi di avere sponsor”.

CRISTIAN TOLAZZI (giocatore Ampezzo): “Ritengo ci sia la possibilità di giocare il campionato nell’attuale annata, magari con lo svolgimento non di un Carnico vero e proprio, ma di una manifestazione adatta alla corrente emergenza. Ossia lo svolgimento di un Torneo di vallata, con girone di andata e di ritorno, in cui le squadre sfidanti così riduranno notevolmente gli spostamenti e sarà più sicuro giocare, evitando un esponenziale ritorno epidemiologico”.A

ALEX DURIGON (giocatore Il Castello): “Per quanto mi riguarda, nei limiti del possibile ovviamente, mi schiero a favore dello svolgimento del Carnico nel 2020. È un campionato che porterebbe sorrisi, compagnia, fiducia, sano sport in un momento negativo, per quanto in netto miglioramento a livello nazionale. A mio avviso, prima di alzare bandiera bianca, potremmo aspettare ancora un mesetto abbondante, pensare di aprire con le gare a luglio e a giugno con la preparazione. Non è utopia. Mi rendo certo conto delle difficoltà che le società potrebbero avere nel garantire la salute degli adepti, l’ultima parola spetta a loro, suppongo”.

LORENZO BISOGNI (giocatore Il Castello): “Il mio, ovviamente modesto, parere è che piuttosto che dare per persa la stagione si possa aspettare almeno un mese ancora ed eventualmente giocare un girone unico senza il ritorno. Rinunciare al Carnico sarebbe un gran peccato, anche perché offre un motivo di svago per le domeniche estive su in montagna nella nostra regione.Mi rendo conto che non sarà facile l’organizzazione, ma con un po’ di sforzo si può fare”.

GIAN MARIA FABRO (giocatore La Delizia): “Voto (e spero si farà) per il Carnico 2020. Lo scorso anno è stata la mia prima volta nel Carnico, ho giocato 2 partite di coppa e 2 di campionato, poi mi sono infortunato e sono stato costretto a fermarmi 10 mesi, quindi ho saltato anche l’invernale. Non vedo l’ora di godermi di nuovo l’atmosfera del calcio di montagna e più in generale di ritornare a giocare. Qualsiasi sia la formula, basta giocare!”.

MATTEO EICHER (giocatore San Pietro): “A mio avviso si potrebbe provare a fare un girone di sola andata del campionato con dei playoff o qualcosa di molto simile. Ovviamente se vi è la possibilità”.

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Ci sono anche considerazioni diverse.

CRISTIAN GOBBI (allenatore Arta Terme): “Mi pare evidente che le autorità competenti prenderanno la decisione giusta ed è scontato che la priorità sarà la salute. Non ci resta che sperare di poter giocare, quando e come non lo si può sapere, ma questo significherebbe che si sarebbe tornati alla normalità.
Sicuramente non avrebbe senso giocare a porte chiuse”.

DAVIDE PELLI (allenatore Folgore): “Secondo me il campionato normale sarà impossibile farlo svolgere, dunque penso sia meglio rimandare al 2021. Per questa annata, se ci saranno le condizioni, si potrebbe dare la possibilità alle società di organizzare tornei su iscrizione o su invito, ricordo per esempio quelli di Ampezzo e Moggio, in maniera di non lasciare gli appassionati tutta l’estate senza calcio”.

MARIO CREA (dirigente Tarvisio): “Scrivo a titolo personale e non a nome della Società Tarvisio. Mi piacerebbe si ricominciasse ma la vedo dura. Penso a tutta la situazione logistica e organizzativa. Ben che vada si potrebbe programmare la ripartenza i primi di giugno. Ma vado a elencare le mie osservazioni.
Penso alle visite mediche dei calciatori: per ora è tutto fermo, se in situazioni normali una struttura (Privata o pubblica) riusciva a certificare una decina di atleti al giorno, con le nuove regole di precauzione già sarà tanto visitarne la metà, senza contare l’ingorgo dovuto alle richieste di altre discipline sportive (atletica, nuoto, ciclismo…). Pensate alla situazione della collocazione del pubblico e soprattutto, non meno importante, a quella dei chioschi con regole di distanziamento e attenzione che renderebbero quasi impossibile il loro utilizzo per il concreto rischio di sanzioni (non lievi) e sospensioni del servizio. Pensate alla situazione delle strutture, soprattutto spogliatoi, presenti nel carnico, dove l’unico cha potrebbe essere a norma è l’arbitro. E poi trasferte fatte con auto private (maSSIMO 2 persone) e pullmini societari (massimo 3/4 persone invece di 9), con aumento dei costi che, di questi tempi, non si devono sottovalutare. Parlano inoltre di un addetto (medico?) che in ogni società sportiva si assuma la responsabilità di controllare (in allenamento e in gara) temperatura corporea e eventualmente altri sintomi. A questo si aggiunga il gravoso impegno, per giocatori, dirigenti e accompagnatori, di svolgere numerose gare e trasferte infrasettimanali per poter riuscire a concludere il torneo entro ottobre. E non voglio nemmeno pensare all’eventualità (non tanto remota) di un caso di positività al Covid-19 tra gli atleti o gli accompagnatori. Questi sono i contro. I pro sono pochi ma grossi, la passione per il movimento del Carnico e una grande voglia di tornare alla normalità”.

Segnaliamo, poi, che hanno scelto l’ipotesi 2020 l’allenatore degli Esordienti della Pontebbana Alessandro Tommasi, il giocatore del Bordano Christian Fantino e la coppia offensiva della Moggese Gianni Tolazzi-Alessandro Revelant; hanno invece optato per il 2021 il portiere del Villa Denis Zozzoli, il difensore dell’Edera William Iob e il bomber dei Mobilieri Matteo Del Linz. 

Il sondaggio, naturalmente, non ha alcun valore “scientifico”; lo scopo era quello di dare voce a chiunque volesse esprimere un giudizio sull’argomento.
Non resta ora che aspettare le decisioni federali.

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