di MASSIMO DI CENTA
Tra la Carnia e Gianluca Muffato, evidentemente, c’è un legame fortissimo: se la sua carriera infatti si era aperta in Carnia, proprio in Carnia si chiuderà, visto che ha deciso di provare il nostro campionato come ultima esperienza della sua lunga e brillante carriera, vestendo la maglia del Cedarchis. Il nuovo centrale della difesa giallorossa è uno dei campioni d’Italia Juniores, quelli che nel 2003 nella finale di Masi Torello, nel Ferrarese, sconfissero la JRVS Ascoli e si aggiudicarono il titolo.
Allora, Gianluca, è passato un bel di tempo da quel giorno, però tu la Carnia e i suoi aspetti non li hai dimenticati, vero?
«Direi proprio di no – conferma – e anzi, a dirla tutta, il Carnico mi ha sempre incuriosito. Ci sono arrivato tardi, a 40 anni compiuti, ma non potevo non provare questa avventura».
Tu però lo scorso maggio avevi deciso di dire basta e invece?
«Mi sembrava giusto, alla mia età, anche se credo di essere ancora abbastanza in forma: giocare con gli amatori del Deportivo mi ha permesso di mantenere una buona condizione fisica».
La notizia che tu fossi ancora uno sul pezzo, evidentemente, si è sparsa anche dalle nostre parti, visto che sono venute due squadre a cercarti, è così?
«Esattamente e la scelta non è stata semplice: si sono fatte avanti Cavazzo e Cedarchis, nomi storici nel panorama del Carnico. Alla fine ho scelto la squadra giallorossa per questioni affettive: conosco da anni Rino Rainis e Luca Stefanutti, ho giocato con Cisotti e Del Negro e poi mi ha colpito la loro voglia di tornare ad essere protagonisti, riprendere a scrivere la storia del campionato come alcuni anni fa. In più, si sono dimostrati molti comprensivi rispetto alla mie esigenze. Io abito a Palmanova e insomma non è proprio una situazione comoda. Ma è un sacrificio che ho messo in conto alla passione per il calcio che è ancora forte dentro di me».
Arrivi con una carriera alle spalle importante e piena di riconoscimenti e soddisfazioni…
«Una carriera partita, come detto, con quel titolo di campione d’Italia (che mi valse qualche apparizione in Eccellenza con la prima squadra) e poi proseguita nel decennio al San Daniele, il ritorno a Tolmezzo per tre stagioni e poi Tricesimo, Cervignano e gli ultimi cinque anni al Sevegliano Fauglis».
Quale aspetto ti colpisce di più del Carnico?
«Tanti, veramente, non ce ne sono di particolari. Sicuramente uno è l’entusiasmo che ci mettono a fare le cose: quando ci siamo trovati a Buja con i dirigenti del Cedarchis per definire l’accordo, si sono presentati in cinque e mi hanno subito coinvolto, facendomi sentire già uno di loro. E poi il seguito che ha il campionato, la cornice di pubblico che va vedere le partite, l’interesse che suscita anche quando, d’inverno, il campionato è fermo. È davvero un mondo a parte e frequentandolo scoprirò altre dinamiche e altre ricchezze».