di MASSIMO DI CENTA
Fa un certo effetto leggere la rosa del Ravascletto e non trovare Ivan De Crignis. Ma se si legge più attentamente, eccolo il suo nome, è lì tra i dirigenti: da “centrocampista” a “dirigente”, il percorso perfetto per completare una parabola completa nell’arco della società.
Ivan, perché hai detto basta?
«Perché credo che a alla mia età sia la cosa da fare. A luglio saranno 47 anni ed è giusto lasciare spazio ai giovani, soprattutto adesso che qui a Ravascletto ne abbiamo qualcuno. La mia scelta non è motivata né da problemi fisici né dal fatto che mi sia stancato. Facciamo largo a questi ragazzi, soprattutto a quelli che ci mettono passione e impegno».
Soddisfatto del tuo percorso?
«Altroché, nella maniera più assoluta. Ho iniziato nella squadra del mio paese, poi un anno al Paluzza, cinque al Real e infine il ritorno nel mio “Rava”. Ogni esperienza mi ha lasciato dentro qualcosa».
Qual è stata la tua soddisfazione più grande?
«Al Real ho vinto Coppa e scudetto e sono stati momenti indimenticabili. Ma devo dire che il primo posto (e relativa promozione) dello scorso anno col Ravascletto è stato qualcosa di speciale. Vincere con la squadra del proprio paese non ha prezzo. Non è un discorso di categoria».
Quali sono state la persone più importanti nella tua carriera?
«Ogni allenatore, ogni compagno e ogni dirigente sono stati importanti e non lo dico per retorica, perché da ognuno si può apprendere qualcosa. Se devo fare dei nomi, beh, allora dico Eddj Cicutti e Gianni Candoni. Eddj mi ha fatto giocare in prima squadra a 16 anni fidandosi di me. Gianni è stato il compagno ideale, una maestro di calcio ma anche di vita per me. Il suo esempio è stato utile per tutta la mia carriera».
Gli avversari più tosti?
«Mauro Mardero e Matteo Cappellaro: due grandi giocatori, dall’enorme personalità, oltre che a doti tecniche di spessore. Era bello giocarci contro, anche a costo di fare figuracce di fronte alle loro giocate».
Il compagno di squadra al quale ti senti più legato?
«Sandro Belafatti. Abbiamo giocato insieme a Ravascletto, col Real e adesso siamo nel consiglio del “Rava”. Abbiamo condiviso davvero molto, un percorso parallelo che ci ha unito davvero tanto».
Che effetto fa trovarsi nel consiglio direttivo dopo tanti anni di campo?
«Intanto vediamo quando inizia la stagione. Devo ancora ritagliarmi un ruolo preciso. Nel frattempo do una mano a Cocchetto, ma di sicuro sarò sempre presente agli allenamenti e la domenica. Poi mi piacerebbe fare l’allenatore, ma per quello c’è tempo».
Cosa ti hanno lasciato tanti anni di Carnico?
«Il Carnico richiede sacrificio, impegno e passione, ma in cambio ti dà tante soddisfazioni e la possibilità di conoscere gente e luoghi del territorio. Si creano rapporti che poi rimangano forti per tutta la vita, anche oltre il campo di gioco».
Cosa diresti a un giovane che si avvicina al Carnico?
«Di ascoltare quelli che hanno un po’ di esperienza in più, di farsi raccontare che cosa è il Carnico e impegnarsi per portarlo avanti. È davvero una ricchezza per la nostra terra».
Per cosa ti piacerebbe essere ricordato nell’ambiente?
«Non so, non è facile rispondere. Spero di aver lasciato un segno importante, sia come calciatore che come uomo».