di MASSIMO DI CENTA
Tanti giocatori che vanno via e altri che arrivano: la Viola sembra una reception di un albergo. Forse era finito un ciclo iniziato nel 2015 e dopo il raggiungimento della Prima Categoria la missione sembrava compiuta. Si riparte quindi dalla Seconda con un nuovo allenatore che sembra un vecchio amico pronto a correre nei momenti di difficoltà. Cristian Angeli era stato il primo allenatore della storia della Viola e ora che la storia si fa complicata è pronto a dare una mano.La prima domanda che viene spontaneo fargli è: ma perché questa specie di fuga dalla Viola? «Sinceramente essendo stato nello scorso campionato vice allenatore del Cavazzo le dinamiche precise di questa “fuga” non le saprei dire. Vorrei però anche sottolineare che ultimamente si è parlato solamente su quello che è successo nella nostra società senza generalizzare anche sul resto delle squadre che, a mio avviso, in maniera magari meno marcata, hanno vissuto una sorta di cambio di maglia abbastanza marcato. In ultimo la domanda iniziale dovrebbe essere rivolta principalmente a chi ha deciso nel momento di presunta difficoltà di abbandonare la nave».
L’impegno che ti aspetta non è semplice…
«Ne sono ampiamente consapevole, del resto a me non piace vincere facile (in senso goliardico ovviamente) e la ritengo una sfida stimolante. Abbiamo allestito una nuova squadra quasi per intero, con un mix di giovani e giocatori esperti. Il mio principale obiettivo è la crescita di ogni singolo giocatore per il collettivo squadra, la creazione di un gruppo coeso che principalmente giochi per divertirsi (ovviamente con il massimo impegno). Non sono mai stato un allenatore che ha messo davanti a tutto la propria voglia di vincere qualcosa, che sia trofeo o campionato, per arricchire il proprio curriculum sportivo, ma ho sempre lavorato per il “dare” piuttosto che “avere”. Metterò tutto me stesso e quello che posso dare-fare-insegnare a livello tecnico/tattico, sempre nel limite delle mie capacità, ovviamente, in favore dei ragazzi».
Perché hai accettato?
«Dopo la scorsa stagione con il Cavazzo, la mia intenzione era ovviamente di fermarmi qui e contribuire ad aiutare la società in qualsiasi ruolo mi fosse stato proposto. Poi è arrivata l’occasione della Viola (che ricordo e rimarco è la società satellite del Cavazzo) e non ho esitato un attimo; sapevo delle difficoltà iniziali, ma essendo stato anche il primo allenatore della storia della società non potevo assolutamente tirarmi indietro ed ho voluto dare il mio contributo per ripartire. La dirigenza, sin da subito, ha fatto un grandissimo lavoro, senza mai scoraggiarsi, anzi trovando giorno dopo giorno sempre più voglia di ripartire, anche forse “stimolata” dalle perplessità che circolavano attorno a noi».
Primo obiettivo la salvezza: sei d’accordo?
«Come primo obiettivo ci metto la costruzione del gruppo squadra che possa scendere in campo ogni domenica consapevole di giocare sempre e comunque per la vittoria, ovviamente nel rispetto del nostro potenziale e dell’avversario che troveremo di fronte. Anche la salvezza è, e rimane, tra gli obiettivi primari. Sono consapevole che la Seconda è la più difficile delle tre categorie e per una squadra che riparte da zero non è certamente tra le più abbordabili in questo momento da affrontare. Ci sono squadre attrezzate per il salto di categoria ma noi, come detto, affronteremo tutti con la mentalità di dare il massimo e sarà poi ovviamente il campo il nostro giudice».