Le donne del Carnico: Debora Del Fabbro

di FEDERICA ZAGARIA

I miei incontri con le protagoniste de “Le donne del Carnico” avvengono, quasi sempre, di sera, dopo lavoro, con un caffè o un aperitivo ed iniziano con un paio di chiacchiere, per sciogliere il ghiaccio con l’intervistata e per scoprire un po’ di lei. Inutile dire che trovo sempre, con quella di turno, qualcosa in comune, spesso molto più di quello che credo. È proprio questo il caso: infatti scopro che Debora Del Fabbro è impiegata nel lavoro e con l’azienda con cui io stessa ho lavorato per alcuni anni, e quindi con i miei ex colleghi e nel luogo dove ho lasciato un bel pezzo del mio cuore. Già basta questo ad unirci, ma poi scopro che anche la sua passione per il Carnico è nata in famiglia, fin da piccola. Inoltre è la social media manager dell’Ancora: questo non gliel’ho detto, lo scoprirà ora leggendo, ma anch’io sto studiando per divenirlo.

La tua storia nel Carnico comincia dalle elementari: ce la racconteri?
«Mio zio, Nicola Capellari, passava a prendere per le partite sia me che mio fratello Luca e quindi arrivavamo al campo allo stesso orario dei giocatori, per poi assistere all’ incontro di turno ed essere presenti anche al terzo tempo. Quando frequentavo l’Università avevo diradato un po’ le mie presenze, ma dopo un paio di anni mi sono riavvicinata al Carnico ed alla squadra e da lì non ho più smesso».

Sei la persona che gestisce i social della squadra, ma non fai solo quello, vero?
«Essendo laureata in Comunicazione, ho cominciato a gestire appunto i social dell’Ancora per poi completare il tutto fotografando la squadra durante le partite e ora, spesso, ho la possibilità di fare la fotografa direttamente da dentro il rettangolo di gioco».

Sei sempre stata appassionata di calcio?
«È una passione, ma solo per il Carnico (non mi interessa molto il cosiddetto grande calcio), che è nata appunto in famiglia, prima seguendo mio zio e poi hanno cominciato a giocare anche mio fratello e mio cugino Alex. Quindi la passione per l’Ancora, in particolare, continua e cresce. Pensa che anche il mio fidanzato Mattia Piller Hoffer ormai è rassegnato al fatto che il 99% delle partite che vedo sono della squadra della Val Pesarina e solo saltuariamente quelle del suo Sappada (ora Piller Hoffer fa parte della nuova società Alto Piave ndr)».

Ritieni che il Carnico ti abbia tolto qualcosa oppure che, in qualche modo, la tua vita si sia arricchit?
«Non mi ha mai tolto nulla. Certo, mi impiega molto tempo libero, ma sono disposta e felice di farlo, perché faccio parte di un bel gruppo e mi diverto tantissimo. Credo che appartenere ad un gruppo faccia vivere tutto in modo diverso, anche perché dal campo di gioco vivi proprio tutto da dentro, ricevi emozioni che da fuori non provi e diventi consapevole di più cose, degli errori, del modo di vivere sconfitte e vittorie in maniera collettiva ed individuale, della difficoltà a valutare le cose “just in time”».

Il calcio è considerato, da molti, ambito maschile: tu come lo vivi?
«Mi sono sempre trovata bene in generale sui campi e, nel gruppo Ancora, ancor di più. Mi piace interfacciarmi coi ragazzi, lo faccio senza difficoltà e questo mi porta a scoprirne le emozioni, perché da me trovano consigli e non giudizi».

C’è qualche ricordo od emozione a cui tieni particolarmente?
«Nonostante abbia vissuto altri momenti del genere, la più grande emozione l’ho provata nel 2024 col salto di categoria. La differenza sta nel fatto che quella promozione l’ho vissuta da dentro al campo di gioco ed è un po’ come se avessi contribuito anch’io a quella stagione vittoriosa».

Come definiresti il Carnico?
«Un grande momento di aggregazione».

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