Ivan Timeus: «Ad Amaro c’è tutto per potersi togliere belle soddisfazioni»

di MASSIMO DI CENTA

Ivan Timeus ritorna nel Carnico: ci aveva giocato, diciannovenne, con la maglia de La Delizia, dopo aver dovuto rinunciare all’esperienza semiprofessionistica con L’Aquila per motivi di servizio militare: servire la patria e la squadra abruzzese allo stesso tempo non fu possibile per implicazione burocratiche. E quindi l’approdo nel Carnico, poi il Tolmezzo e infine l’esperienza in Austria. Ma il Carnico non si era dimenticato di lui ed infatti negli ultimi due anni aveva ricevuto tante offerte, contemporaneamente a una proveniente dall’Austria. La frana sulla strada che porta al Passo di Monte Croce Carnico ha accelerato di fatto la sua decisione: alla fine ha accettato la proposta dell’Amaro. «In effetti – precisa il mister – l’Amaro è stata la squadra che mi ha cercato con più insistenza. Ho detto loro di attendere perché stavo valutando la proposta austriaca. Quando poi ho deciso di rinunciare, logico che la mia preferenza andasse alla società biancazzurra».

Ma in questi anni hai seguito il Carnico?
«Negli ultimi due-tre anni mi sono avvicinato molto per il discorso legato alla Veo, ma mi sono sempre interessato alle vicende attraverso il vostro sito».

Hai iniziato la preparazione a inizio febbraio, quindi ha avuto tempo per valutare il tuo impatto con mondo Amaro. Cosa dici in proposito?
«In tutta sincerità, posso dire che sono rimasto meravigliato della società: competenza, struttura organizzativa e idee chiare per il futuro sino le basi sulle quali poggia il sodalizio. C’è tutto, insomma, per organizzare un percorso che potrà riservare belle soddisfazioni. Per quanto riguarda i giocatori, sto ancora facendo le mie valutazioni. Ne conoscevo pochi, gli altri li sto ”studiando” e assieme alla società vorremmo valorizzare i più giovani e quelli del posto».

Soddisfatto del mercato fatto dalla dirigenza?
«Quando sono arrivato avevamo in rosa oltre trenta giocatori. Troppi, ho pensato, e allora ho chiesto io di ridurre i numeri dell’organico, prendendomi la responsabilità di comunicare personalmente agli interessati che non sarebbero rientrati nei nostri progetti. È vero che ci sono titolari e alternative, ma tutti devono avere la possibilità di disputare un buon numero di partite, anche perché la gestione di chi gioca poco o niente a volte può portare ripercussioni all’interno del gruppo. L’Amaro ha una rosa ben livellata, sia per spessore tecnico che per valori umani e così diventa difficile stabilire un undici titolare».

Hai pensato a un copione tattico particolare?
«No. È chiaro che darò delle indicazioni, ma non vincolerò nessun giocatore ad agire in un ruolo definito. Si può giocare a 3 dietro o a 4, per esempio, ma non si deve essere schiavi di un modulo».

Quali obiettivi pensi di poter raggiungere?
«So che ci sono squadre più attrezzate di noi, anche dal punto di vista della mentalità e dell’abitudine a giocare un certo tipo di partite. Posso solo dire che la salvezza sarà il primo obiettivo, ma il primo step da superare sarà proprio di carattere mentale e dovremo farlo tutti insieme. Mai partire battuti, ma andare in campo con la voglia di giocarcela sempre, anche contro le cosiddette grandi, anche sapendo di essere meno forti. Ci serve qualche confronto per capire dove potremo arrivare».

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