Massimo Pittoni: «Alla Val del Lago ci sono giocatori che possono fare la differenza»

di MASSIMO DI CENTA

Dopo aver chiuso il suo rapporto con l’Amaro, con tanto di promozione in Prima Categoria, Massimo Pittoni riparte dalla Seconda, sulla panchina della Val del Lago. Una scelta ponderata molto dall’allenatore che infatti chiarisce: «La dirigenza della Val del Lago mi ha contattato appena saputo che non mi sarei fermato ad Amaro. Con molta onestà ho detto loro che stavo valutando la possibilità di allenare due squadre importanti di Prima Categoria e quindi dovevo prendermi del tempo. Loro mi hanno risposto che sarebbero stati disposti ad aspettare, segno evidente che mi ritenevano una prima scelta. Una volta chiarita la situazione ho detto sì al presidente Franzil».

Come è stato il primo impatto con il tuo nuovo ambiente?
«La società è davvero molto attenta ad ogni dettaglio. Ad ogni allenamento sono presenti almeno tre o quattro dirigenti, il che mi fa capire quanto ci tengono alla squadra. E spesso c’è anche qualche tifoso ad assistere alle nostre sedute. In effetti mi avevano detto che il paese è moto legato alla squadra che lo rappresenta».

E dal punto di vista tecnico, come sta andando?
«Ho fatto presente alla società che un organico di oltre trenta giocatori è oggettivamente difficile da gestire. Portare tante persone più o meno allo stesso livello di preparazione è difficile nel calcio professionistico, figuriamoci nel nostro. So che dovrà essere fatta una scrematura della rosa: sarà un’operazione dolorosa ma necessaria per il bene di tutti».

Hai già intravisto qualcosa durante la preparazione?
«Ci sono giocatori interessanti dei quali cercherò di sfruttare al massimo le peculiarità. Gente come Scilipoti, Vuanello e Merlino, per esempio, è in grado di poter fare la differenza».

E la società cosa ti ha chiesto?
«La salvezza. Ma quello lo ritengo solo il primo passo, perché io, sinceramente, sono venuto ad Alesso per qualcosa di più della salvezza. E fare bene anche in Coppa. Credo che sia necessario alzare l’asticella, provare a pensare un pochino più in grande: non per presunzione, ma per crescere a livello di mentalità».

E in generale che Seconda vedi?
«Credo che si tornerà alla Seconda di qualche anno fa, con grande incertezza in testa e in coda. Non vedo né una favorita netta né una già condannata alla retrocessione».

Quando arrivasti nel Carnico ti chiesi se ti sentissi in qualche modo declassato. Ti faccio adesso la stessa domanda: è un calcio minore?
«E io ti do la stessa risposta: non conta dove si allena o dove si gioca, l’importante è avere obiettivi. Solo questo fa migliorare e crescere. Il discorso dell’asticella che facevo poco fa…».

Subtitle

Per la tua pubblicità

Some description text for this item

Subtitle

Instagram

Some description text for this item

Subtitle

TECHNICAL PARTNER

Some description text for this item