di MASSIMO DI CENTA
Marco Baracetti è uno dei volti nuovi del Carnico 2026: sarà lui a guidare Moggese e la prima volta che l’ho intervistato (non appena era stato ufficializzato dalla società bianconera) disse che era molto curioso di “scoprire” il Carnico dal di dentro. A distanza di quasi tre mesi e in piena preparazione viene naturale chiedergli come è stato l’impatto con il campionato: «La cosa che mi ha maggiormente colpito – risponde – è che nella mia squadra ho visto tanti giovani, rispetto alla media che si riscontra nel calcio regionale. Anche l’atteggiamento, lo spirito col quale vengono al campo mi sembra quello giusto. Se devo essere sincero, pensavo di trovare un ambiente, diciamo così, più amatoriale e invece non è così. Comunque farò di tutto per portare, anche se siamo dilettanti, quel pizzico di “professionalità” in più che sicuramente servirà ad alzare ulteriormente il livello. Ma, ripeto, c’è attenzione, impegno e puntualità, davvero un bell’atteggiamento».
E dal punto di vista tecnico, quale è il livello?
«Anche in questo caso ho ottimi riscontri, nel senso che si intravedono grandi potenzialità. Ed è confortante il fatto che il gruppo, nella media, è davvero omogeneo dal punto di vista della qualità dei singoli. Questo per me è garanzia di intercambiabilità, aspetto importante per un allenatore».
Dove concentrerai maggiormente il tuo lavoro?
«Credo ce mi darò da fare soprattutto dal punto di vista tattico, per perfezionare meccanismi tattici e movimenti sul campo. Mi ci vorrà un pochino di tempo in più, però, perché non sempre sono tutti presenti alle sedute di allenamento Per quanto riguarda il modulo, prevedo una difesa a 4 e poi, davanti vedrò, perché ho tante opzioni: potrei giocare con un 4-2-3-1 o azzardare addirittura un 4-2-4, ma gli attaccanti mi devono garantire rientri e copertura».
Ti è stato chiesto un traguardo preciso?
«La società è molto ambiziosa, ma non mi hanno chiesto la promozione. Credo che si aspettino un buon piazzamento, anche per dare un senso a quel processo di crescita che stanno portando avanti e io farò di tutto per assecondare questo percorso. Mi trovo all’interno di un club organizzato, presente e attento anche alle sfumature».
Per ora, insomma, sembra tutto bello, tutto rose e fiori?
«Onestamente, l’unico problema sono i chilometri tra San Daniele, dove abito, il Pordenonese, dove lavoro, e Moggio. Ma lo avevo messo in preventivo e ci farò l’abitudine».