di MASSIMO DI CENTA
Uno scudetto atteso anni dodici anni quello del Cedarchis che torna a trionfare in campionato dopo l’ultimo successo del 2014. In questo lasso di tempo ci sono state le due vittorie in Supercoppa, nel 2023 e ad aprile di quest’anno, e due Coppe Carnia, ancora nel 2023 e nel 2025. Successi importanti, ma vincere il campionato è la giusta consacrazione, l’affermazione della squadra più forte, perché uno scudetto lo vinci in sei mesi e non è legato né all’imprevedibilità della partita in gara unica come in Supercoppa, né ai fatti episodici che derivano dalle partite a eliminazione diretta della Coppa Carnia quando la manifestazione entra nel vivo.
Lo scudetto numero 11 nei 52 anni di storia del club arriva al termine di un campionato bellissimo, con Cavazzo e Folgore che hanno cercato di contrastare fino alla fine l’undici di Gilberto Buzzi. A proposito del mister per un paio di domeniche si è temuto che il tecnico di Sutrio dovesse essere colpito ancora una volta da quella specie di maledizione che lo assale nel momento in cui sembra vicino all’epilogo vincente, come nel torneo del 2018 (sfumato nello spareggio di Pesariis contro il Cavazzo) e la Coppa Carnia extra large del 2021, persa nella finale di Ovaro contro il Real.
Quello di quest’anno è stato uno scudetto che sembrava quasi certo dopo le prime giornate, poi una flessione evidente con alcune vittorie nei finali di gara che davano l’impressione comunque di essere presagi favorevoli, fino ad arrivare al big match col Cavazzo del 30 agosto, quando i giallorossi, in vantaggio per 2 a 0, si fecero raggiungere al 91’, passando da un più dieci praticamente decisivo ad un più sette comunque rassicurante. Quel pareggio, però, evidentemente incrinò qualche certezza, perché seguirono le due sconfitte a Gemona col Campagnola e nel derby con l’Arta, con Cavazzo e Folgore tornate clamorosamente in corsa. Le successive vittorie col Villa in trasferta e soprattutto quella rocambolesca con il Real hanno rilanciato il “Ceda”.
I protagonisti della doppia vittoria Supercoppa e campionato? Partiamo dalla società, con un mix tra vecchia guardia e nuovi dirigenti che hanno pazientemente costruito pezzo su pezzo la squadra vincente: Rino Rainis, Luciano Candoni e Vittorino “Vito” Faccin assicurano la storia e l’appartenenza al sodalizio, mentre Luca Stefanutti e Giulio Muner rappresentano la new wave in casa giallorossa, coadiuvati da una base dirigenziale solida e capace di lavorare nell’ombra, come il presidente Oscar Candoni.
Di tutto riguardo lo staff tecnico: Buzzi è uno degli allenatori più preparati nel panorama del Carnico, con un idea di calcio ben precisa e un’identità tattica nella quale è evidente la sua mano. Con lui, Sandro Beorchia, il preparatore atletico, che ha preferito allenare i muscoli alle ansie che gli dava la panchina, dove in ogni caso ci sapeva fare. Ad allenare i portieri Moreno Contin, uno che nell’ambiente non ha davvero bisogno di presentazioni r che in occasione dello scudetto si è sottoposto, come promesso in casod i vittoria, allo scalpo.

Per quanto riguarda i giocatori, tutti hanno dato il loro contributo: Del Negro tra i pali ha fornito prestazioni di assoluto rilievo, incappando nell’arco della stagione in quegli errori fisiologici che capitano a tutti i portieri. In difesa Tassotti, Muffato e Cargnello hanno dato le giuste garanzie dopo l’infortunio di Fabiani, che fattosi male alla prima giornata non è più rientrato. A centrocampo le geometrie di Cisotti, la sostanza tattica di Ilic, la duttilità di Candoni e del tuttofare Puntel e la qualità infinita di Simone Puppis hanno garantito al reparto ciò che serve nella zona decisiva del campo, con Drammeh e Carew ad assicurare un contributo determinante sulle corsie laterali. L’attacco, con Pasta out praticamente per tutta la stagione, e per lunghi tratti anche Tomat, è vissuto sul grande lavoro (per la squadra e in fase realizzativa) di Gollino, sulla vivacità di Segato e su qualche spunto di Pillon, Ma, come detto, tutti hanno portato il loro mattoncino nella costruzione del successo finale.
Una delusione è stata l’eliminazione dalla Coppa Carnia, dove la squadra non è riuscita, in semifinale, a ribaltare lo zero a uno subito in casa nella gara di andata ad opera del Real.
Una rosa importante, quella giallorossa, dalla quale Buzzi ha potuto attingere non senza qualche problema: è vero, infatti, che le soluzioni non gli mancavano ma è altrettanto vero che il “fuori uno, dentro un altro” non è detto che possa garantire risultati immediati proprio perché i meccanismi di gioco del mister sutriese prevedono sincronismi e movimenti ben precisi che necessitano di prove e riscontri nelle sedute di allenamento.