Nicola Giarle ha chiuso la carriera sabato scorso nella partita che la sua Arta ha vinto ad Ovaro, nella quale ha anche realizzato su rigore quello che verrà ricordato, quindi, come il suo ultimo gol. Poche ore dopo sui social ha voluto ripercorrere la sua esperienza in rossoblu, per tanti anni vissuta con la fascia da capitano al braccio (e nell’ultimo periodo il nome sulla maglia, come sponsor!). Proponiamo le sue parole.
Quante emozioni! Questa per me è semplicemente una gigantesca storia d’amore! Che non è che finisce, perché non finirà mai, ma adesso termina nella sua parte più bella, quella giocata.
80 anni di Arta, 40 anni io, 30 con questi colori di cui 20 in prima squadra e 12 da capitano. Sarebbero stati 4 in più se dai 16 ai 20 anni non avessi giocato a Tolmezzo (esperienza meravigliosa). Non so se ho il record di presenze in prima squadra, quasi certamente (e questo è un orgoglio enorme) sono quello con più anni come capitano e credo anche quello con più allenamenti fatti. Un’infinità di ricordi e momenti di vita ma soprattutto relazioni umane. Una delle cose più belle che ho ricevuto dalla vita è sicuramente l’affetto dei miei compagni di squadra nel corso degli anni. Aldilà della tua famiglia, avere un gruppo di persone di cui sentirsi parte è bellissimo. Per chi conosce cosa significa fare sport di squadra, sa perfettamente di cosa parlo.
Fisicamente sto bene, potrei fare ancora qualche anno, ma ormai non è più il mio tempo: ora tocca a chi è più giovane a chi è giusto che giochi per crescere e per legarsi a questa maglia. Mi sono chiesto se restare a disposizione solo per le emergenze ma non ne sarei capace. All’Arta ho sempre dato tutto, non riuscirei a dare solo qualcosa.
Sono contento di aver fatto vedere come tornare alla grande dopo un infortunio importante, di aver dimostrato che c’è sempre la possibilità di togliersi delle soddisfazioni e che ci possono essere annate buone e meno buone ma quello che conta è metterci sempre impegno, serietà e passione.
Riuscire a vincere qualcosa con la squadra del mio paese era un sogno che avevo fin da quando ero bambino. Non ci sono riuscito, ma non importa. Questa adesso resta la cosa che mi auguro di più per l’Arta. Spero un giorno (non troppo lontano) di trovarmi nel mezzo dei festeggiamenti a dire davvero senza rimpianti: «Ragazzi avete visto? Avevo ragione io, dovevo smettere perché si vincesse qualcosa!».
(in copertina Nicola Giarle con un’altra bandiera dell’Arta, il presidente Ettore Pittini)