di MASSIMO DI CENTA
È un Giordano Squecco molto amareggiato, per certi versi deluso ma ancora con la voglia e l’entusiasmo di non arrendersi. Sarà ancora lui infatti il presidente della Viola, alle prese, probabilmente, con il periodo più difficile della propria poco più che decennale storia.
«Se proprio deve sparire la Viola – ci tiene subito a precisare – lo decideremo noi. Ho sentito celebrare in questo periodo già tanti funerali intorno alla mia squadra. Ma io e tutti quelli che lavorano per questa squadra hanno ancora voglia di fare».
Però devi ammettere che la situazione è veramente complicata. Ti vediamo deluso e amareggiato. È vero?
«Certo che lo sono, ma non per il fatto che in tanti se ne siano andati. È stato il comportamento di qualcuno a deludermi. Gente che era qui da molti anni ed è andata via senza nemmeno dire un grazie. Gente che la sera ti dice che resta e la mattina dopo si accorda con un’altra squadra».
Un calcio sempre più lontano da valori come riconoscenza e correttezza, concordi?
«Assolutamente sì. Ci sono pochi giocatori e troppe squadre e il mercato diventa una specie di caccia all’uomo, dove il fine giustifica i mezzi, anche a costo di azione davvero scorrette. Dirigenti che pur di accaparrarsi qualcuno screditano e parlano male delle altre squadre. Mi sono state riferite frasi come “cosa vai a fare alla Viola che tanto sparisce?”. Ecco, io non potrò mai essere un dirigente così. Io voglio nella mia squadre gente che vuole venire perché ne ha voglia, non perché non trova di meglio. Ritengo la correttezza nei rapporti un valore ancora fondamentale nel calcio ai nostri livelli».
E Cristian Angeli, l’allenatore che hai scelto, cosa dice di questa situazione?
«Ecco, lui è stato scelto proprio per questo, perché ho letto nei suoi occhi, capito dalle sue parole che ha tanta voglia di fare e tanto entusiasmo. E lo stesso entusiasmo che nota in chi ha deciso di restare con noi o di venire con noi è la cosa che lo gratifica di più e lo fa ben sperare. Lui è uno che condivide in pieno la mia filosofia: paradossalmente è meglio ottenere risultati meno positivi ma avere un gruppo soddisfatto che magari ottenere vittorie che senza l’entusiasmo dell’ambiente diventano fini a sé stesse».
E i rapporti col Cavazzo come vanno?
«Esattamente come sono andati in questi anni. Grande collaborazione sia in campo calcistico che per eventi extra sportivi. Se c’è da darci una mano, insomma, loro, di certo, ci sono».
Allo stato attuale quali pensi possano essere gli obiettivi per la tua squadra?
«Credo sia difficile, per non dire impossibile, stabilire o solo immaginare cosa ci riserva la prossima stagione. Io, personalmente, ho due grandi obiettivi: vincere la Coppa di Seconda Categoria e organizzare la finale sul nostro campo, a Cavazzo. Dopo un decennio di attività penso che la federazione possa darci questo piccolo, grande riconoscimento».