di MASSIMO DI CENTA
È decisamente un’Illegiana con squarci di Sud America quella che si sta preparando alla prossima stagione: alla presidentessa argentina Daniela Franz si è aggiunto un allenatore brasiliano George Celso Rodrigues Filho. «E il bello è – sorride l’allenatore – che per quanto mi riguarda prosegue il rapporto con il Sud America. Anche a Verzegnis ho avuto un presidente argentino, Enzo Da Pozzo».
A proposito di Verzegnis come è finito il rapporto con la società lo scorso anno?
«Sono situazioni che possono succedere nel calcio. Si pensa di poter fare bene e poi invece le cose non vanno come si sperava. Resta però il fatto che i rapporti umani restano al di sopra e infatti sia la società che il sottoscritto erano dispiaciuti».
E la scelta Illegiana come è nata?
«Mi hanno cercato e abbiamo trovato subito un’intesa, che è sembrata davvero spontanea. Penso che l’ambiente abbia vissuto senza drammi la retrocessione dello scorso anno e l’intenzione è quella di creare una squadra dove accanto ai giocatori più esperti trovino spazio i giovani, giovani che sia la dirigenza che il sottoscritto vogliono valorizzare. Allenarsi e giocare assieme a chi ha qualche anno in più favorirà questo percorso».
Che gruppo hai trovato?
«Ci stiamo allenando dalla seconda settimana di marzo e piano piano stiamo approfondendo la conoscenza reciproca. Ho buone sensazioni, mi sembrano tutti molto motivati. Oltre, naturalmente, ai dettagli tattici, sto lavorando molto per costruire una squadra forte dal punto di vista mentale, L’equilibrio psicologico è fondamentale, perché permette di non esaltarsi quando va tutto bene e di non abbattersi nei momenti difficili».
Cosa potrà fare la tua Illegiana?
«Io predico sempre realismo e umiltà: cerchiamo di stare con i piedi per terra, facendo un gradino alla volta. Intanto pensiamo alla salvezza poi, se c’è la possibilità, dovremo essere bravi a cogliere qualsiasi occasione favorevole. Ma ricordiamoci che si parte da zero e nel calcio nulla è scontato».
Ma è più difficile fare il giocatore o l’allenatore?
«Sicuramente allenare è molto più impegnativo. Hai la responsabilità di tutto il gruppo e bisogna stare attenti ad ogni sfumatura. Per il giocatore è diverso: anche lui ha le sue responsabilità ma fondamentalmente si diverte».
E tu come interpreti il tuo ruolo di allenatore?
«Cerco di basare il mio lavoro sulla perfetta armonia tra il mio modo brasiliano di intendere il calcio e l’organizzazione tattica più tipicamente europea. Ritengo che sia un connubio perfetto, perché il calcio è divertimento, ma anche ordine e disciplina sul terreno di gioco».
Ti piace il Carnico?
«Tantissimo, per la possibilità di aggregazione che offre e per il divertimento di giocare a calcio. E poi ci siete voi giornalisti: possiamo dirvi solo grazie, perché ci fate sentire importanti, ma soprattutto perché sapete raccontare benissimo questo campionato, che va oltre l’aspetto sportivo per diventare un fenomeno di costume di tutto il territorio».