di MASSIMO DI CENTA
«Avevo deciso di smettere di allenare, poi è arrivato il Cavazzo e il Campionato Carnico e così ci ho ripensato». Chi parla così è Denis Bertolini, 52 anni il prossimo luglio, nuovo allenatore del Cavazzo. Viene spontaneo, allora, chiedergli il perché avrebbe voluto smettere, anche perché l’età sembrerebbe quella giusta per allenare.
«Mi sento vecchio – risponde – ma non anagraficamente. Quello di oggi è un calcio che non riconosco più: non ce la faccio a stare dietro ai ritmi di uno sport che cambia di continuo. E poi non c’è più la correttezza e la trasparenza nei rapporti. Chissà, ho pensato, certi valori forse li ritroverò nel Carnico. Un campionato che avrei sempre voluto provare e ora diventa una bella sfida. I dirigenti del Cavazzo mi hanno subito colpito per la loro personalità, la loro fermezza e per avere le idee molto chiare».
E come è stato l’impatto con il mondo viola? Quali sono state le prima sensazioni?
«Mi sono sentito come un bambino al primo giorno di scuola, tutto mi sembrava una cosa nuova, tutto mi incuriosiva. E poi, sinceramente, l’organizzazione societaria è davvero incredibile. Credo che molte società, nel calcio regionale, avrebbero da imparare».
E con i giocatori come è andata?
«Non mi aspettavo che gente abituata a vincere tanto fosse così disposta ad ascoltare. A volte, quando parlo ai giocatori, rimango colpito del loro stupore. E questa è una cosa molto importante, perché, in fondo, dimostra che c’è tanta umiltà e con l’umiltà non si finisce mai di imparare per migliorare».
Cosa speri di portare di tuo in questa squadra?
«Spero di poter portare qualche novità. Vedremo sul campo, magari una variazione tattica. O in allenamento, per esempio: un semplice esercizio eseguito magari in modo diverso, può far sembrare una seduta meno noiosa».
Soddisfatto della rosa a tua disposizione?
«E come non potrei esserlo? Penso che ci siano tutti giocatori bravi, ma soprattutto persone con la voglia di migliorare».
Credo sia superfluo chiederti quali sono i vostri obiettivi.
«Dopo trenta secondi che ci siamo presentati, i dirigenti già parlavano di Campionato, Coppa e Supercoppa. E per una squadra come il Cavazzo non può che essere così. E proprio per questo ognuno deve sapersi assumere le proprie responsabilità. Averer tante alternative in organico è stimolante: dover fare delle scelte, per un allenatore, è il più bello dei problemi. Poi la stagione è lunga, le partite sono tante e alla fine ci sarà bisogno di tutti».
Gli allenamenti come stanno andando?
«Al momento non siamo al cento per cento e magari quando lo saremo ci sentiremo al novanta. Intanto cerchiamo di raggiungere una buona condizione: il 18 aprile c’è la Supercoppa e per quel giorno dobbiamo farci trovare pronti».