Gilberto Buzzi: «Quando alleni il Cedarchis hai il dovere di provare a vincere»

di MASSIMO DI CENTA

Gilberto Buzzi e il Cedarchis si ritrovano: dopo il triennio da giocatore (dal 2001 al 2003) stavolta “Gil” si accomoda in panchina. Del resto, come dicono a Cedarchis, chi ha vestito la maglia giallorossa sarà cedarchino per sempre. A lui chiediamo come prima cosa: ma è stato difficile convincerti ad accettare l’incarico? «Finito il mio impegno a Tolmezzo – spiega – , il ritorno nel Carnico era una delle ipotesi e chiaramente il “Ceda” mi attirava. Nella mia scelta sono stati determinanti due fattori: l’organizzazione societaria e la possibilità di guidare una squadra che è la sintesi perfetta di un mix tra giocatori esperti e giovani di qualità, molti dei quali li conosco bene».

L’organico lo conoscevi, però hai chiesto alla società due pedine, è vero?
«Sì, avevo espresso la volontà di avere un centrale difensivo ed uno di centrocampo e in questo senso con gli arrivi di Muffato e Cisotti sono stato accontentato».

Quindi siete una delle favorite?
«È chiaro che quando arrivi a Cedarchis sai che hai il dovere, almeno, di provare a vincere e, anche se non me l’ha chiesto esplicitamente, la società vuole questo».

E tu come hai replicato?
«Ritengo di essere stato molto chiaro. Ho detto: intanto vediamo di giocare bene, di rispettare i valori sportivi, di raggiungere una precisa identità di gioco e avere continuità nel tempo. Sono questi, secondo me, gli ingredienti che servono per vincere: magari un anno ce la fai, l’anno dopo arrivi secondo, ma l’importante è abituarsi a stare al vertice».

E questo Cedarchis può stare al vertice?
«Penso proprio di sì, io credo nella mia squadra. Resta favorito il Cavazzo, proprio per il discorso che ho appena fatto: da anni è lì che lotta per vincere e l’ha fatto costruendosi una mentalità vincente».

Hai già in mente un modulo?
«Le squadre devono avere una base solida e per me questa è la difesa: i numeri contano fino a un certo punto, nel senso che giocare a 3 o a 4 è indifferente quando hai la disponibilità di tutti i giocatori. Sono sempre stato convinto che le scelte tattiche vadano discusse tra mister e giocatori».

Intanto la stagione si aprirà, il prossimo 18 aprile, proprio con la sfida di Supercoppa tra voi e il Cavazzo. Ci tenete?
«Assolutamente sì, perché bisogna tenere a ogni partita: serve a crescere e a costruirsi una mentalità vincente».

Come è andata la preparazione?
«Abbiamo lavorato bene e sono soddisfatto. Voglio ringraziare, e lo farò spesso, penso, nel corso della stagione, il preparatore Sandro Beorchia, l’allenatore dei portieri Moreno Contin e Andrea Candoni, un dirigente prezioso e importante».

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