di FEDERICA ZAGARIA
Quella che vi propongo oggi nell’ultimo appuntamento stagionale della rubrica, per poi ritrovarci al termine del campionato, sarà un’intervista diversa da tutte le altre. Scherzosa ma con un fondo di verità ed ironica, perché la protagonista è mia sorella Raffaella, attuale vicepresidente del Fusca. Credo che ciò che segue farà fare un sorriso anche a nostra madre, dovunque ora sia, che sicuramente si sarebbe divertita a leggerla e avrebbe avuto piacere che, appunto, intervistassi anche mia sorella.
Innanzitutto, come per tutte le altre protagoniste, l’introduzione spetta a me, così vi racconto anche come nasce quest’intervista, perché dovete sapere che Raffaella già da un po’ mi stalkerizzava per rilasciarmi la sua intervista e io le rispondevo che non avevo grandi motivi per farlo. Sennonché, ora che ufficialmente ha assunto un ruolo ufficiale, siamo qui, alla resa dei conti.
Lei non molla: da sempre, fin da bambina è una tarma. Pensate che quando doveva raccontarmi qualcosa che le era successo, mi raggiungeva nella stanza in cui ero e dove magari mi stavo facendo i fatti miei e iniziava il racconto, poi si fermava e, per essere sicura che io l’avessi ascoltata, me ne chiedeva il riassunto. Ne sanno qualcosa quelli che cercano di sfuggire al pagamento “dovuto” per assistere alle partite e che lei rincorre per non perdere il guadagno per la sua squadra. Nessuno le sfugge, chiedete pure in giro.
È socievole e come Vittoria, mia figlia nonché sua nipote, ha scritto in prima elementare sul quaderno: «Mia mamma è brava a cucinare mentre mia zia è brava negli abbinamenti e negli aperitivi». Effettivamente potete chiedere conferma a tutti: nell’abbigliamento è sempre abbinata nei colori giusti ed alla moda ed, inoltre, è ben predisposta all’aperitivo in compagnia.
Adesso vi lascio all’intervista vera e propria, premettendo che altre donne nella mia famiglia che si occupino di Carnico, non ce ne sono più. Anzi no, ci sarei io e di cose da raccontare ne avrei, ma non posso auto intervistarmi. E poi c’è Vittoria, ma passerà qualche anno prima che entri in piena attività, quindi state tranquilli non vi tedierò con altre donne del Carnico del team Zagaria!
Come ti sei avvicinata al mondo del Carnico?
«Faccio parte del movimento fin dai miei primi mesi di vita, perché mio padre Giovanni e mia mamma Miriam mi ci hanno avvicinata da piccola. Abbiamo sempre seguito nostro padre, prima come giocatore e poi come allenatore, notturne incluse. Ne è la dimostrazione la foto con Enzo Bearzot, in cui avevo due anni, alla finale di Coppa Carnia a Villa tra Cedarchis e Villa nel 1985. Ora di anni ne ho 42 e la passione continua, anzi cresce sempre di più. Nel tempo, poi, ho anche modificato il mio carattere: ora sono una persona sicura ed intraprendente, ma prima ero l’esatto opposto, timida ed insicura (la caratteristica di essere tarmante, però, ce l’ha da sempre, ndr)».
Ora sei diventata vicepresidente del Fusca: come sei entrata in questo nuovo ruolo?
«In questa avventura mi ha voluta fortemente il presidente Moreno Busolini, che a scadenza del precedente mandato dirigenziale, alla cena di presentazione della squadra mi ha chiesto se volessi far parte della dirigenza e ho accettato, perché, già prima davo il mio contributo, stando all’ingresso come bigliettaia. Con lui, ha contribuito nel farmi entrare nel gruppo, anche il direttore sportivo Gianluca Nucera. Quest’anno, poi, era necessario scegliere un nuovo vicepresidente e Moreno in primis, ma anche gli altri componenti del consiglio, che ringrazio per la fiducia, mi hanno voluta in quel ruolo.
Ritieni che il Carnico ti abbia tolto qualcosa oppure, che, in qualche modo, ti abbia arricchito la vita?
«Sicuramente qualche ora di sonno (e se la ride, ndr), soprattutto dopo l’arrivo di mister Gobbi, che io ho personalmente cercato e fortemente voluto e che ringrazio per aver accettato questa sfida. Le serate in Curiedi si sono fatte lunghe ed io, oltre ad essere chioschista, sono anche l’autista ufficiale della squadra, ovvero permetto agli altri di fare festa e poi mi offro come taxi per il rientro a casa, anche se alcuni, tra musica, balli e buona compagnia, che in Curiedi c’è sempre, fanno fatica a schiodarsi dal chiosco. Le ore, quindi, si fanno piccole e faccio le tappe, ma più che volentieri, per riaccompagnare a casa il mister ed alcuni giocatori».
C’è qualche ricordo a cui tieni particolarmente?
«Tutte le serate al campo sono un bellissimo ricordo e, a fine campionato, la malinconia si è fatta sentire, anche se quest’inverno ci siamo in ogni caso sempre frequentati. Altri ricordi importanti sono state due bellissime vittorie di nostro padre: la prima, in cui ero bambina, è stata l’ascesa del Fusca per la prima volta nella sua storia dalla Terza alla Seconda Categoria nel 1995 e poi la storica promozione del Timaucleulis, nel 2003, dalla Seconda alla Prima. L’emozione più grande, però, l’ho avuta quando è mancata nostra mamma, lo scorso gennaio, perché tutte le squadre di cui ha fatto parte nostro padre ci hanno fatto sentire una vicinanza enorme ed insieme a loro anche molti personaggi del Carnico. Vedere poi, due paesi come Timau e Cleulis muoversi per starci vicino, fa capire che il Campionato Carnico crea grandi rapporti. Anche il Fusca in quell’occasione è stato molto partecipe e vederli indossare la felpa di rappresentanza per presenziare ai funerali ci ha fatto bene al cuore, nonostante tutto il dolore».
Quanto si parla nella tua famiglia di calcio?
«Tanto. Io poi sono interista e si passa a parlare dalla serie A al Carnico ed il calcio è così argomento quotidiano. Come diceva la nonna, “pan e balon, ogni dì”. Io sono insegnante di scuola primaria e ne parlo con i miei alunni ed i bambini, che sono calcisticamente atei, ma poi a forza di sentirmi argomentare diventano interisti!»
Il calcio è considerato da molti ambito maschile, tu come lo vivi?
«Per me non è mai statio ambiente prettamente maschile. Io ho vissuto fin da piccola il tifo di mia mamma e della mia madrina Marisa (moglie del compianto Gino Di Gallo, ndr) e questo già basta per far capire la mia visione dell’ambiente del Carnico. Per quanto mi riguarda lo considero “movimento” per famiglie, perché permette di condividere una passione, di stare insieme e di divertirsi»
Cosa rappresenta per te il Carnico?
«Una grande macchina, con diverse funzioni: crea aggregazione, sana competizione, favorisce le attività locali per i pre e post partita, è passatempo sano che crea relazioni e, appunto, crea legami che restano una vita intera. È insomma tante cose belle, messe insieme. Buon campionato a tutti e, in particolare, al mio Fusca. Vi voglio bene ragazzi!»,