Si ricomincia: buon Carnico a tutti!

di MASSIMO DI CENTA

Quella che prende il via oggi, sabato 9 maggio, è l’edizione numero 73 del Campionato Carnico, che iniziò nel 1951 e solo in tre circostanze (nel 1976 per il terremoto, nel 2020 e 2021 causa il Covid) non è stato disputato.
Cosa dire di questo torneo così atipico, così insolito, così unico che non sia stato detto in tutti questi anni? Si tratta di un evento capace di muovere ogni settimana un piccolo esercito di oltre mille persone, viste le 38 squadre, di cui bisogna considerare giocatori, tecnici e dirigenti, e a queste aggiungere i collaboratori, familiari, i tifosi e i semplici spettatori.
Potrà piacere o non piacere, insomma, ma sta di fatto che nessun altro evento in Carnia è in grado di presentare questi numeri per sei mesi. Per questo diventa un fatto di costume e una risorsa economica per tanti aspetti del territorio, basti pensare al rifornimento dei chioschi, ai locali che danno ospitalità nei dopo partita e ad altri dettagli generati dall’indotto.
Un campionato che magari può essere visto con una certa diffidenza (dal punto di vista tecnico) dal resto della regione, ma il cui livello non è così inferiore (anzi…) ad almeno un paio di categorie del calcio regionale. “Non è più il Carnico di una volta, non ci sono più giocatori in grado di alzare il tasso tecnico”, si sente dire spesso, manco fosse un mantra. Ma perché, l’”altro” calcio è migliorato negli ultimi anni?. Il campionato di Eccellenza è lo stesso, la serie D e su, fino alla serie A, sono tanto spettacolari? Si vedono partite giocate a ritmi più alti, viene privilegiato il pressing, l’intensità, la linea alta, la costruzione da dietro, ma non si dica che è cresciuta la tecnica. E, nel suo piccolo, naturalmente, il Carnico si è adeguato: provate, se vi capita, a rivedere le partite di qualche anno fa. Più tecnica, è vero, ma meno corsa, meno pressing, meno tattica. È un campionato, il nostro, figlio dei suoi tempi.
È quanto meno curioso, poi, come il nostro “gioiellino” abbia attirato tanto interesse negli ultimi anni: da torneo snobbato è diventato uno degli eventi più seguiti, e di questo, se permettete, noi di Radio Studio Nord ci prendiamo qualche merito. Trovate voi un sito così aggiornato, così “vivo” anche nei mesi invernali quando il pallone è fermo e pagine social sulle quali si intrecciano battute, discussioni e curiosità. Non è né aziendalismo, né presunzione, è la semplice constatazione di uno stato di fatto. E la diretta radiofonica? L’aggiornamento continuo al quale si rivolge il pubblico di tifosi e anche la concorrenza… Senza dimenticare le costanti informazioni quotidiane nei giornali radio.
Carnico che è diventato una specie di… Arabia, con tanti giocatori dei campionati regionali che vogliono provare l’esperienza di viverlo dal di dentro e anche se molti sono a fine carriera (ma anche qui, ovvero per il discorso dell’età, il calcio regionale non è da meno… ) è un riconoscimento vero a tutto il movimento. “Per forza, girano i soldi”. è l’altro mantra molto di moda. Certo che qualche soldo gira, inutile essere ipocriti, ma è un discorso in generale e le società si arrangiano a reperire risorse tra chioschi, sponsor e contributi vari.
C’è poi il mantra numero 3, quello dei giovani: “L’età media è alta, non fanno giocare i giovani”. Ora, se è vero che da un lato qualche allenatore preferisce l’usato sicuro, l’esperienza di un “vecchietto”, dall’altro i giovani non sono mica poi così tanti: i paesi sono sempre meno popolati, l’offerta di altri sport non è sicuramente quella di qualche anno fa e il calcio non è più al centro dei pensieri di un ragazzo, come poteva essere una volta.
Tante sfaccettature, insomma, eppure il nostro Carnico resiste e l’interesse sembra, ogni anno, crescere sempre di più. Nelle partite della fase a gironi di Coppa Carnia ho visto personalmente tante gente sui campi e le discussioni ci sono sempre, magari non più nei bar come una volta, ma sui social, per esempio, come ho detto sopra.
Buon Carnico a tutti, allora: ai dirigenti (quanto lavoro nell’ombra!), ai calciatori (che si divertono, è vero, ma insomma, qualche sacrifico in sei mesi lo fanno), agli arbitri, che tutti vorrebbero impeccabili, ma sbagliano come sbagliano giocatori e giornalisti. A chi si lamenta mi piace dire che sono adeguati al livello: non si possono avere giocatori di Carnico e arbitri di serie A. A un direttore di gara non si può perdonare l’eccesso di protagonismo, l’atteggiamento, non certamente non vedere un fallo o un fuorigioco.
E infine, buon Carnico a Gigi, Bruno, Cris, Alessandro, i due Andrea, Walter, Federico, Federica, Piero e Rosella, compagni di viaggio nell’etere che racconta emozioni…

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