Moro e Nieddu, un addio di classe

di MASSIMO DI CENTA

C’è come un filo sottile che lega Stefano Moro e Paolo Nieddu, che in occasione dell’ultimo turno di campionato hanno comunicato la loro decisione di abbandonare il Carnico, del quale hanno scritto pagine importanti. E il destino ha voluto che le ultime due stagioni le giocassero insieme nella stessa squadra, prima il Villa e poi l’Arta Terme, quasi a riassumere l’intero percorso agonistico, in cui si sono incrociati spesso e spesso servendo la stesa causa.

Quasi coetanei (Stefano è del dicembre ’77, Paolo del marzo ’78), per pochi mesi non hanno diviso anche la classe anagrafica, perché l’altra, quella legata al pallone, ce l’hanno dentro. Per classe non si intende la raffinatezza del gesto tecnico o la qualità delle giocate; per classe, si intende la capacità di incidere nelle trama delle partite, il dare un senso finalizzato a quello che si fa. Ed in questo, beh, credo non ci siano dubbi sul loro valore.

Paolo, centrocampista offensivo, estroso e a volte irriverente per collocazione tattica, ma sempre in grado di assicurare imprevedibilità e fantasia, ha iniziato nel Milan Club, anno 1993, per poi passare all’Arta nel 2000, proseguendo la carriera con Malborghetto, Campagnola, Velox, ancora Campagnola, Cedarchis, Villa e infine ancora Arta. Totale 26 campionati, con 2 scudetti, 3 coppe Carnia e 2 Supercoppe.

Stefano ha iniziato nel 1994 col Paluzza, dove è rimasto fino al 2000. Dopo in rossoblu fino al 2006 e poi il passaggio al Cedarchis, una vicenda durata fino al 2017, quando si trasferì al Villa, prima di concludere la carriera ad Arta. Cinque scudetti, 3 coppe Carnia ed una Supercoppa i suoi titoli, arricchiti da due titoli di capocannoniere. Attaccante dai movimenti non sempre elegantissimi nel dettagli stilistici, ma di un’efficacia esagerata. Chi scrive lo ritiene forse l’attaccante più funzionale al gioco di squadra tra tutti quelli visti in tanti anni di Carnico: il classico terminale offensivo che finalizza il lavoro dei compagni. Il senso di profondità che riesce a dare alla manovra rimane forse la sua peculiarità più spiccata.

(nell’immagine di copertina Moro e Nieddu domenica scorsa con il custode del campo di Villa Santina Giuseppe Campus e, sotto, le scarpe appese)