Clamoroso: Mario Chiementin lascia il Cavazzo!

di MASSIMO DI CENTA

Se non è un fulmine a ciel sereno poco ci manca: Mario Chiementin lascia il Cavazzo. Dopo due stagioni (la prima delle quali da subentrante a Busutti) alla guida dei viola, con i quali ha conquistato due campionati, una Coppa Carnia e due Supercoppe, il tecnico ha trovato l’accordo con la Bujese, in Promozione (dove troverà altri due allenatori carnici, Mauro Serini al Tolmezzo e Cleto Polonia al Venzone), che verrà ufficializzato nei prossimi giorni.
A Chiementin abbiamo chiesto il perché di questa decisione.

«Non nego – ci ha risposto – che quella di allenare nel calcio regionale è sempre stata una mia ambizione. Ma a questo va aggiunto il non trascurabile particolare che non ce l’avrei fatta a stare senza calcio fino alla prossima primavera, quando, si spera, il Carnico potrà ricominciare».

Ti aspettavi forse una chiamata dal Tolmezzo?
«
Non si è fatto vivo nessuno e quindi ho accettato senza indugi la proposta di Olindo Peretto, che dopo l’esperienza con la Nuova Osoppo ha voluto provare l’avventura nel calcio regionale. Siamo d’accordo su un programma triennale ed ho avvertito forte la sua fiducia. Stiamo sondando il mercato, anche perché dopo la scorsa stagione, nella quale la Buiese sarebbe retrocessa senza il blocco dei campionati, il lavoro da fare non manca di certo. Intanto abbiamo mantenuto elementi importanti come Pignata e Barone, per il resto cercheremo di intervenire un pò in tutti i reparti.

Ma dicci la verità, porteresti con te qualche giocatore del Carnico?
«Francamente più di qualcuno e non è escluso che se il mercato tra i regionali dovessi rivelarsi difficile, qualche nome ce l’ho in testa. Intanto come vice mi porto Manuel Sgobino, col quale ho lavorato molto bene a Cavazzo. Un altro vice sarà qualcuno già in società e poi cercheremo un preparatore atletico e un allenatore per i portieri.

Cosa ti resta dei due anni Cavazzo?
«Ricordi indimenticabili e non è una frase fatta. Nella lettera che ho scritto alla società c’è tutto il senso della mia gratitudine, per un’esperienza che mi ha arricchito sia dal punto di vista umano che da quello sportivo. Rimane la grossa delusione per la finale di Coppa persa in casa con l’Ovarese, ma anche dalle esperienza negative possono nascere le grandi vittorie e la storia del Cavazzo lo dimostra in pieno».

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