Carnico Story: Oreste Simeoni

di MASSIMO DI CENTA

Dal libro “60 anni di Carnico”, uscito nel 2010, proponiamo il ritratto di Oreste Simeoni, ovvero “Il Campagnola”.


Dici Campagnola e pensi ad Oreste Simeoni. Eh sì, perché lui nel Campagnola c’è sempre stato: giocatore, consigliere, per un periodo addirittura presidente. Una lunga storia di impegno e passione, iniziata nello stesso anno, il 1972, che la squadra biancazzurra fu fondata. Oreste aveva allora solo 17 anni e giocava terzino. Come giocava? Diciamo che era uno nella media, con un piede solo (il sinistro) ed una carica agonistica che lo ha sempre contraddistinto. Faceva tutto con il sinistro: fermava gli avversari, rilanciava in avanti, ci tirava le punizioni. Gol? Pochini (i terzini all’epoca avevano soprattutto l’obbligo di difendere sulle ali avversarie) eppure per uno strano scherzo del destino, quello che ricorda con più piacere (anche perché fu bello ed importante) è quello rifilato di destro al Bordano: un tiro al volo col piede “sbagliato” di rara potenza e precisione. Quel giorno di gol ne fece due (l’altro su rigore e… rigorosamente di sinistro, ci mancherebbe!) e significarono la promozione in Prima categoria.
Aldilà dei risultati e delle prestazioni, quello che ha sempre colpito di Simeoni è l’attaccamento alla società. Era ancora giocatore, ma già ragionava da dirigente. Come ai tempi del terremoto: aveva solo 21 anni ma si diede da fare in tutti i modi perché la gente continuasse ad “interessarsi” del calcio. C’erano altre priorità, è vero, ma il calcio e lo sport in generale potevano rappresentare un segnale importante perché la vita continuasse. Per Oreste parlare di pallone non era assolutamente mancanza di rispetto nei confronti di chi in quei giorni perse affetti e cose materiali. Il calcio doveva rappresentare la voglia di tornare ad una vita normale e l’entusiasmo di Oreste fu contagioso perché seppe coinvolgere sempre più persone.
Giocatore che ragionava da dirigente, come abbiamo detto. Poi, una volta cessata l’attività agonistica, eccolo a fare il dirigente a tempo pieno e questa volta per davvero! I tonfi ed i trionfi ai quali ha partecipato lo hanno reso invulnerabile allo scoramento: lo sport è così, una volta si vince ed una si perde, l’importante è mantenere l’equilibrio perché solo con quello si può programmare e si possono capire tante altre sfumature che altrimenti resterebbero misteri. Da dirigente oculato e pronto a cogliere l’attimo, Oreste stava maturando una convinzione: il suo Campagnola, appassionato e ben organizzato, non aveva ancora lo spirito carnico per capire il… Carnico! Ci voleva qualcuno che agisse dall’interno, che facesse capire i meccanismi di un campionato così particolare. Ed allora andò in Carnia e si prese l’allenatore che avrebbe assolto questo compito. A Gemona arriva Pierino Delli Zotti: la praticità, il buon senso, quella calma silenziosa che il buon “Nino” mette nel lavoro che svolge è il detonatore che fa esplodere il Campagnola. Col tecnico di Treppo Carnico in panchina, la squadra vola, in due sole stagioni, dalla Terza alla Prima. In Prima il Campagnola saprà farsi rispettare, ma per vincere, per provare a vincere il campionato, occorre un condottiero. Simeoni è convinto di trovarlo in Enzo Zearo e ancora una volta la sua scelta si rivelerà vincente, perché con lui in panchina arriva il primo scudetto!
L’Oreste Simeoni direttore sportivo, insomma, è partito proprio da quelle scelte rivelatesi vincenti e da allora non gli dispiace essere chiamato D.S. Chissà perché, ma i primi tempi quando lo chiamavano direttore sportivo, la cosa quasi lo infastidiva ed invece col tempo ha capito l’importanza di quel ruolo: stare vicino alla squadra, prevederne l’allestimento della rosa con un occhio all’aspetto tecnico ed uno a quello economico sono compiti difficili ma al tempo stesso affascinanti. E se c’è una cosa che lo infastidisce è quando sente parlare del Campagnola come una specie di miniera d’oro, mentre lui ha improntato la sua gestione proprio sull’oculatezza economica. Uno dei suoi meriti più grandi è quello di aver attirato attorno alla squadra gemonese le persone giuste, coinvolgendole dal punto di vista dell’entusiasmo e della disponibilità. 

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