di BRUNO TAVOSANIS
Il 6 maggio 1976 mancavano tre giorni al via della stagione del Carnico. All’epoca non esisteva ancora la Coppa e quindi domenica 9 maggio era previsto il turno inaugurale della 26ª edizione del Campionato. L’attesa era palpabile, ma poi arrivò lui, l’Orcolat, e le priorità divennero altre. Ma il calcio in Alto Friuli in quel 1976 non si fermò e al motto di “andiamo avanti” si volle cercare di ritornare alla normalità, per trovare qualche ora di serenità in quel drammatico periodo. Fu quindi ideato il Torneo della Vallate, che molti ribattezzarono “Torneo della Rinascita”, al quale presero parte 38 squadre, solo 3 in meno di quelle presenti nel 1975. Furono predisposti 5 gironi, tre da 8 squadre (con 14 partite disputate) e due da 7 (con 12 incontri), ognuno dei quali avrebbe poi decretato una vincitrice. Il Girone A (Val Tagliamento) vide al primo posto l’Ampezzo, seguito da Edera, La Delizia, Folgore, Villa, Audax, Rapid e Fornese. Il Girone B (Val Degano, Val Pesarina e Val Calda) andò all’Ovarese davanti al Cedarchis (unica squadra di un’altra vallata), Ardita, Ravascletto, Sappada, Ancora, Comeglians e Rigolato. Nel Girone C (Val But e Val d’Incarojo) primo posto per i Mobilieri davanti a Paluzza, Velox, Real, Marmi Timau, Cercivento, Arta e Trelli. Il Girone D vedeva protagoniste Valcanale e Canal del Ferro, con successo della Moggese su Weissenfels (campione 1975), Tarvisio, Malborghetto, Pontebbana, Val Resia e Chiusafortino. Infine il Girone E, con la Conca Tolmezzina e il “cratere” del terremoto, ovvero il Gemonese, con primato per il Cavazzo davanti a Trasaghis, Verzegnis, Illegiana, Bordano, Stella Azzurra e Val del Lago. La classifica marcatori vide il dominio di Geni Fachin dell’Ampezzo con 17 gol, seguito a 12 da Graziano Del Linz della Velox, Fiore Filaferro dei Mobilieri e Franco Mainardis della Moggese, mentre a 11 troviamo Sandro Clapiz dell’Edera, Rino Rainis del Cedarchis, Renzo Casali dell’Ancora e Valter Picco della Moggese.
Nomi di squadre e giocatori che abbiamo voluto ricordare in questa giornata che per il Friuli non può essere uguale a tutte le altre. Una giornata nella quale in chi c’era, in chi ha avuto la sventura di viverla, affiorano ricordi, paure, emozioni e lacrime che scendono ancora per familiari o amici che quel 6 maggio di 50 anni fa ci hanno lasciato. Ma è forte anche la consapevolezza di come la nostra terra abbia saputo subito rialzare la testa, di come i friulani si siano rimboccati le maniche e abbiano da subito lavorato per ripartire, E il “Modello Friuli” dopo mezzo secolo è ancora un termine attuale, un esempio da prendere come riferimento a livello nazionale, come confermano articoli, servizi televisivi e post che si trovano in queste ore.
E allora anche da chi quel 6 maggio 1976 era solo un bambino, vada 50 anni dopo un sentito grazie a tutti coloro che ancora oggi ci consentono di affermare con grande orgoglio “io sono un friulano!”.