ARTA TERME-CEDARCHIS 3-4
GOL: pt 12′ Carew, 14′ Polettini, 22′ e 47′ Cimenti, 46′ Puppis (R); st 22′ Candoni, 45′ Gollino.
ARTA TERME: Somma, Puppini, Rainis, Polettini (23’st Orlando), Farinati, Ursella (23’st Giarle), Christian Puntel (1’st Lupieri), Matteo Ortis, Cimenti, Feruglio (20’st Bearzi), Fabiani (14’st Cozzi). A disposizione: Candotti, Luca Caroli, Solari, Merluzzi. All. Alberto Copetti.
CEDARCHIS: Del Negro, Di Lorenzo (29’st Cristiano Puntel), Drammeh, Faccin, Tassotti, Cisotti, Carew, Candoni, Gollino, Simone Puppis, Segato (47’st Fantin). A disposizione: De Giudici, Tomat, Mazzolini, Magistri, Davide Caroli, Michael Puppis, Maturi. All. Gilberto Buzzi (assente, in panchina Sandro Beorchia).
Arbitro: Battiston di Pordenone.
Note: ammoniti Cisotti, Cimenti, Ursella, Tassotti e Cozzi. Angoli 10-4 per il Cedarchis. Recupero 2′ + 6′.
di MASSIMO DI CENTA
ARTA TERME Se è vero, come è vero, che in Italia una partita che finisce 4 a 3 entra nella storia del calcio, beh, nel suo piccolo anche il Campionato Carnico ha un piccolo posto in questa storia. Il derby di Arta, infatti, finisce con questo risultato e siamo sicuri che nel paese termale questa partita sarà ricordata a lungo. Nella fretta di attribuire un valore storico a questa contesa non abbiamo ancora detto chi ha vinto: ha vinto il Cedarchis, ma l’Arta esce a testa altissima dal confronto, perché si è arresa solo al 90’, dopo aver giocato praticamente alla pari (anzi nel primo tempo decisamente meglio). Da qui deve ripartire la squadra di Copetti, ingoiando il rospo di un risultato che la penalizza (e molto). Il Cedarchis invece può trarre da questa sfida segnali importanti, perché quando si vince un derby al 90′, con tante assenze e con l’avversario che a tratti ha giocato meglio, si può pensare insomma che questo possa essere l’anno buono (come ha dimostrato la vittoria anche in questo caso al 90’ in Coppa di mercoledì scorso). Intendiamoci, il “Ceda” non ha rubato niente, perché nonostante tante assenze ci ha provato fino alla fine. Assenze che però non devono assolutamente sminuire la prova dei rossoblu termali che hanno disputato, come detto, una partita di cuore, di gamba e di buone intuizioni tattiche.
Le scelte dei due allenatori sono condizionate dal momento di forma di qualche giocatore o da infortuni: Copetti non ha Sgoifo e porta Bearzi in panchina. Dall’altra parte, Beorchia (Buzzi è in ferie, ma avrà lasciato direttive precise) ha mezza difesa fuori (Fabiani e Muffato), non ha la sostanza di Ilic nel mezzo e parte con Tassotti costretto a giocare col dolore addosso per un infortunio.
La partita inizia con un momento di grande tristezza, ovvero col minuto di raccoglimento chiesto dall’Arta per la scomparsa, ieri, dopo una lunga malattia, di Morena Piazza, sorella cinquantaseienne di Leo, storico dirigente rossoblu.
Le due squadre saltano, pari pari, quelle che vengono definite fasi di studio: al 6’ il primo tentativo è di Segato, al quale risponde Somma che mette in angolo. Si corre, si suda e si lotta, da entrambe le parti, poi al 12’ Carew porta in vantaggio i suoi, inaugurando la galleria dei gol bellissimi che saranno una costante di questo derby, con una conclusione da quasi trenta metri che inchioda Somma. Nemmeno il tempo di esultare perché l’Arta riparte a testa bassa: una manciata di secondi e Feruglio scarica verso la porta una conclusione che Del Negro respinge, ma lo stesso portiere giallorosso nulla può subito dopo quando un tiro di Polettini (diretto in porta, comunque) trova una deviazione che mette fuori causa il numero 1 giallorosso.
Il derby ora è una polveriera, con le due squadre che non si risparmiano: l’Arta copre bene ogni zona del campo e quando riparte sembra sempre poter far male, perché è più reattiva sulle seconde palle, non molla un metro e davanti Fabiani e Cimenti fanno venire il mal di testa alla retroguardia giallorossa. Il vantaggio degli uomini di Copetti al 22’, quindi, non è una sorpresa: nel cuore dell’area cedarchina, Cimenti controlla si gira in una secondo e infila Del Negro sul primo palo, con un gol da attaccante di razza.
La reazione del Cedarchis non produce grandi effetti fino al primo minuto di recupero della frazione, quando la più bella azione del Ceda fino a questo momento viene stroncata da un fallo di Farinati su Gollino all’interno dei 16 metri: Battiston (uno dei migliori in campo) indica il dischetto, da dove Simone Puppis, glaciale, infila Somma. Chi pensava di andare a riposo sul punteggio di parità è costretto a rivedere le sue previsioni, perché Cimenti tira fuori dal suo repertorio da attaccante di razza, come detto, un altro colpo: su una respinta molle della difesa cedarchina il 9 rossoblu colpisce al volo di esterno destro, col pallone che si allarga per superare le braccai tese di Del Negro e si infila alla sua destra. Che gol!
Il primo quarto d’ora della ripresa propone una specie di tregua, col Cedarchis che ci prova e l’Arta che controlla senza tanti affanni: due tentativi di Tassotti in rapida successione all’altezza del quarto d’ora sembrano dare la sveglia ai giallorossi che a metà della frazione pareggiano: un siluri di Candoni da lontanissimo sembra una giocata da play station, con Somma che viene giustiziato per la seconda volta con una prodezza balistica dalla distanza. Le squadre ora sono stanche e sembra di vedere due pugili a bordo ring in cerca del pugno del ko: al 40’ ci prova Carew che salta Somma in uscita, è costretto ad allargarsi e mettere nel mezzo con Gollino che però non arriva sulla sfera a tre metri dalla porta spalancata. Lo stesso Gollino, però, risulterà decisivo al 90’: su un rilancio del suo centrocampo scatta a tempo debito e scavalca Somma, uscito con un pizzico di avventatezza, per il gol che vale derby e primato in solitudine. A proposito di Gollino, vogliamo spendere due parole per lui: ogni anno a Cedarchis arrivano punte dalla referenze importanti, tutta gente che sembrerebbe sicura del posto da titolare, ma alla fine lui gioca sempre, segna e spesso è decisivo. Mah, chissà, forse perché ha il destino nel cognome che sembra avere un prefisso…
(foto di Alberto Cella)