Festa a Sutrio per i 75 anni dei Mobilieri

di MASSIMO DI CENTA

Ha cambiato nome ogni tanto, da quando è nato, nel 1951: si è chiamato CAMS ed anche (come adesso) Mobilieri, ma nelle discussioni o nei ricordi, nelle vittorie o nelle sconfitte, quei giocatori con la maglia gialla e il maggiolino sul petto sono sempre stati semplicemente il Sutrio! La squadra del Carnico che più di ogni altra, probabilmente, ha sempre avuto un legame strettissimo con il paese, rispecchiandone l’indole laboriosa e creativa e prendendone spunto per una sponsorizzazione che non si limitava solo al mero aspetto economico. Chiamarsi CAMS o Mobilieri voleva dire portarsi dietro i cromosomi delle persone appunto laboriose e creative. E non è affatto un caso che il Sutrio, quell’irripetibile Sutrio che dominò negli anni ’80, fosse composto pressoché interamente da sutriesi. Per questo, forse, quella squadra sapeva trascinarsi in trasferta o far confluire al campo di casa un’intera comunità: Sutrio diventava il Sutrio e, a sua volta, il Sutrio rappresentava Sutrio, in una simbiosi perfetta tra giocatori ed abitanti, tra calciatori e tifosi. Trasferte organizzate in piena regola: il “pullman giallo” partiva alla volta di Pontebba, Tarvisio, Ampezzo, seguito da altre macchine, motorini o addirittura biciclette nelle trasferte più vicine. Spesso anche la banda del paese tirava fuori archi ed ottoni e si metteva in viaggio, ritmando cori e slogan di un tifo bello e genuino, spontaneo e fantasioso. Quando arrivavano quelli di Sutrio, insomma, la festa era assicurata: prima in campo, quando i giocatori la… facevano spesso ai loro avversari e poi dopo, fino a tardi, in post partita lunghi ed indimenticabili. Ci sono state altre squadre, altri cicli, altri tifoserie calde ed appassionate ma il Sutrio di quegli anni ha davvero segnato un’epoca.
Un’epoca un po’ sbiadita, adesso, in cui la bacheca non è stata riempita come imporrebbe il blasone della società: le statistiche ci ricordano che i “belli gialli” hanno trionfato nel 1953, 1971, 1974, 1982, 1984, 1985, 1986 e 1988, mentre la Coppa Carnia è stata sollevata due volte, nel 1987 e nel 2011. Si fa presto a fare i conti, con lo scudetto che manca da 38 anni e la Coppa da 15.
Il calcio è cambiato in tutti questi anni e non è che i Mobilieri non l’abbiano capito, semplicemente hanno scelto di percorrere la strada dell’autarchia, investendo nel settore giovanile quello che molte altre società investono per provare a vincere subito. Due politiche diverse, insomma, di interpretare il Carnico, con la società sutriese che è rimasta fedele alla tradizione del “made in Sutrio”. Se gli altri vincono, però, in quanti possono vantare un settore giovanile come il suo? Dai Primi Calci alla prima squadra la filiera è completa e il campo sportivo è sempre pieno di gente che si allena, sfruttando anche i prati adiacenti le reti di recinzione.
Sutrio, negli anni, ha regalato personaggi indimenticabili al calcio, come Battista Moro arrivato all’Inter, Paolo Quaglia che ha vestito la maglia dell’Udinese, Orazio Nodale, il “Berce”, una lunga carriera spesa sui campi di serie C e l’ultimo a provarci, Riccardo Nodale, portiere classe 2012, approdato recentemente al Verona. Poi tutta una serie di altre figure, conosciute e stimate in ambito locale, come il mitico presidente Franco Quaglia, i fratelli Rudi, Loris e Marco Straulino, Ivan Marsilio (il primo forse in Carnia ad essere chiamato “bomber”), Diego ”Dede” Mattia, Elvio Dorotea, Nicola “il Tino” Straulino e Gilberto Buzzi che dopo la carriera in campo ha intrapreso quella in panchina culminata nello scudetto vinto dal Cedarchis qualche giorno fa.
E come dimenticare i tanti presidenti: iniziando dal primo, Amedeo Marsilio, per poi proseguire con Uberto Del Moro, Battista Del Negro, Tito Giacomuzzi, Rosario Di Ronco, Silvano Schiava, Franco Quaglia (non ce ne vogliano tutti gli altri, ma lui, il “Gjal” è stato “IL” presidente), Gustavo Marsilio, Giacomo Moro, Sergio Straulino, William De Reggi, Adelchi Marsilio, Enzo De Mattia, Walter Nodale, Floreano Filaferro, Attilio Quaglia, Alessandro Marsilio e infine l’attuale Carlo Di Lena.
Sono stati, insomma, “75 anni di belli gialli” con questo lasso di tempo che è diventato lo slogan per festeggiare i tre quarti di secolo di attività. La società ha infatti organizzato per sabato 17 ottobre, a partire dalle 10.30, una partita tra vecchie glorie, seguita da un momento conviviale e dal saluto delle autorità. All’evento sono invitati tutti quelli che in qualsiasi modo e in qualsiasi momento hanno fatto parte della storia della società.
Il presidente Di Lena ci tiene a dire la sua su questo evento: «Pur in assenza di recenti risultati (spesso solo sfiorati clamorosamente) – precisa – la vicinanza della gente è comunque emozionante. Siamo sicuramente la squadra che vanta il pubblico più numeroso sia in casa che in trasferta, probabilmente perché riusciamo a creare con il paese un legame viscerale e un forte spirito di identificazione. Noi cerchiamo di fare con quello che si ha, anche nei dettagli, come il gruppo di ragazze, una più bella dell’altra, che con la loro gentilezza e i loro sorrisi allietano i dopo partita dei nostri belli gialli, da dietro il chiosco a forma di pallone (un’autentica opera d’arte artigianale forse non del tutto valorizzata).
E in nome di questa autarchia – prosegue Di Lena -, artigianale sarà anche la festa di sabato. Avremmo potuto chiamare presentatori professionisti, società di catering e di intrattenimento. Invece abbiamo scelto di fare da soli, con le mamme, compagne ed amiche che stanno preparando cjarcions, frico, polenta e tante sorprese. Presenteremo un collage di fotografie, filmati, interviste dei momenti più gloriosi di questi 75 anni. Concetti che forse, per qualcuno, sono difficili da capire e, di conseguenza, da condividere.
Nell’immediato futuro – conclude il presidente – non so se ci potremo permettere il lusso di continuare con questa filosofia ma, almeno per ora, cerchiamo di goderci questa mentalità che ci è stata tramandata e, a chi ci ha preceduto e accompagnato, va il nostro pensiero e ringraziamento».
Una storia ricca di storie e di uomini, una storia che, per quanto riguarda le vittorie, è proprio Mobil…ieri. Beh, “belli gialli” che ne dite di farla diventare una storia di Mobil…oggi?

(nella foto di copertina la squadra campione del 1988)