di MASSIMO DI CENTA
Sarà Giacomo Di Bello a guidare il Ravascletto nella prossima stagione. L’accordo è stato trovato nelle scorse ore e la conferma è arrivata da parte del ds Sandro Belafatti: «La scelta – precisa – è stata fatta sia per le doti tecniche del nuovo mister, sia per la sua capacità di tenere e guidare un gruppo».
Giacomo Di Bello (che nella scorsa stagione era nello staff tecnico del Timaucleulis) ha già allenato nel nostro campionato partendo proprio da Timau, per poi passare al Paluzza ed infine intraprendere la carriera di vice allenatore prima al Villa (con Adriano Ortobelli) e successivamente con la Gemonese (dove ha affiancato prima Peter Kalin e poi Cleto Polonia).
A proposito del prossimo incarico, manifesta entusiasmo e voglia di fare: «Arrivo a Ravascletto – ci dice – dopo due stagioni nelle quali la squadra ha fatto davvero bene, vincendo la Terza Categoria nel 2025 e poi ottenendo una salvezza senza tanti patemi nello scorso campionato».
Hai accettato subito le proposta del club?
«Ho fatto presente i miei impegni professionali ma la società mi ha assicurato che avrò un valido collaboratore in Ivan De Crignis, che oltre alle doti personali, vanta una conoscenza dell’ambiente assoluta».
Ritieni quindi che Cocchetto abbia fatto veramente bene, insomma?
«Credo che aldilà dei risultati (comunque lusinghieri) ho visto il Ravascletto giocare davvero un bel calcio, per questo raccogliere l’eredità di Cocchetto non sarà semplice e il rischio è quello che fare meglio sarà difficile, ma lavoreremo duro, anche perché la Seconda che ci aspetta, il prossimo anno, mi sembra davvero molto competitiva».
Hai già in mente qualcosa sul piano tattico?
«Ho accettato l’incarico da poche ore e non ho avuto tempo per pensarci. Di certo, all’inizio non stravolgerò un granché, visto che la squadra ha una identità tattica sicuramente ben definita. Saranno le prime sedute della preparazione a a farmi capire se c’è bisogno di qualche variazione».
Chiederai qualcosa alla società?
«La società sa già che qualcosa serve a livello di rosa, ma io non chiederò un nome in particolare, perché sono abituato a lavorare con quello che ho».