di MASSIMO DI CENTA
Comunque vada, Luca Del Bianco è già un pezzo di storia della Pontebbana: dal settore giovanile alla panchina della prima squadra, della quale è stato anche capitano, il tutto nell’arco di nemmeno 40 anni (lui è del 1988). Un bel percorso, insomma, anche se il difficile viene ora, vero Luca?
«Mi rendo conto – risponde – che allenare una squadra in Prima Categoria comporti rischi e difficoltà, ma questo non mi spaventa. E poi, in fondo, è sempre stato il mio sogno. Già da quando giocavo mi immaginavo in panchina a guidare la squadra e le mie ginocchia malandate hanno solo accelerato gli eventi».
Un pochina di esperienza però te la sei fatta con i due anni trascorsi da secondo accanto a Menis, giusto?
«In effetti è stata una bella esperienza, che mi ha permesso di acquisire i piccoli segreti del mestiere e come vadano gestire certe situazioni».
Quindi immaginiamo che appena la società ti ha proposto l’incarico non ci ha pensato un attimo…
«Nemmeno mezzo. In fondo era quello che volevo e non mi sono neanche mai chiesto se fossi una prima scelta o un ripiego. Ho accettato e basta. È troppo forte il legame che mi lega a questa squadra. E poi, pur non nascondendomi le difficoltà, parto con il piccolo vantaggio di conoscere l’ambiente perché l’ho sempre vissuto dal di dentro».
Che mi dici della rosa che avrai a disposizione?
«Abbiamo avuto qualche partenza importante: rispetto alla passata stagione non avremo Torres (che comunque ci aveva già lasciato più o meno a metà campionato), Missoni, Paganin e soprattutto Michele Cecon. Lui è uno del cosiddetto “blocco 98” e nel corso degli anni ha avuto una crescita enorme a livello di rendimento: partito come difensore esterno era diventato un centrale di buonissimo livello».
E degli arrivi cosa ne pensi?
«Credo che Aessio Felaco non abbia bisogno di presentazioni. Mentre punto molto su Giazzon: lui ha fatto per anni atletica, ma secondo me può diventare un difensore molto affidabile. Vedremo, è una mia scommessa. Poi c’è il ritorno di Andrea Gollino: avrà bisogno di tempo per riacquistare l’abitudine al gesto tecnico e il tono dal punto di vista fisico, ma lavoreremo».
E poi, potrebbe arrivare ancora qualcuno?
«Per uno è praticamente fatta, può essere considerato ormai un giocatore della Pontebbana: mi riferisco a Thomas Marcocig, attaccante del 1993, che si era già fatto notare nelle fila del Tarvisio fin dalle giovanili. Poi, sempre da Tarvisio, spero che nella finestra di mercato di luglio possa arrivare Diego Varosi. Un altro acquisto poi può essere considerato Piroli, un classe 2006 di grande prospettiva. Lo scorso anno è stato fermo per tutta la stagione, ma adesso dovrebbe essere disponibile. Ecco, lui è la prima punta che ci manca».
Cosa ti senti di promettere?
«Su passione e impegno credo non ci siano dubbi. Per il resto bisognerà puntare intanto alla salvezza e mantenere il gruppo, perché questo, negli ultimi anni, è stato il valore aggiunto, quello che ci ha tenuto a galla nei momenti difficili».