Il Lauco di Romano vuole salvarsi prima possibile

di MASSIMO DI CENTA

È un Franco Romano molto pragmatico e pieno di buone intenzioni quello che si appresta a guidare il Lauco nella prossima stagione. L’ultima volta che ha guidato una prima squadra non è andata proprio bene (retrocessione con l’Edera) ed è normale che voglia rimettersi alla prova.

Una sfida anche con te stesso?
«Ma no – risponde –, il calcio è fatto di vittorie e sconfitte e le une e le altre, spesso, sono legate anche a fattori contingenti che esulano dall’effettivo valore di una squadra. Cercherò sfruttare esperienza l’esperienza di Enemonzo e quella di qualche anno prima a Rigolato».

Dopo la sfortunata stagione con l’Edera sei tornato al calcio giovanile?
«Sì, ho allenato gli esordienti a Cavazzo: con i giovani si lavoro per un altro tipo di risultato. Si cerca soprattutto di farli crescere, maturare ma la classifica, anche se rimane importante per sviluppare il concetto di competitività, conta relativamente. Con i grandi è diverso: a volte si combatte anche per un punto, quella che in classifica può fare la differenza».

Come sei arrivato a Lauco?
«Mi ha cercato Francesco Polonia, che ora fa anche il dirigente. Ci conosciamo da anni e sa come lavoro, cosa pretendo e qual è la mia idea sul calcio. Quello con Lauco è stato un impatto indolore, nel senso che conosco la gente di quel posto: persone che si danno da fare, molto realiste ma sempre pronte a dare una mano. Per quanto riguarda la squadra, sono rimasti quasi tutti e quindi c’è un forte senso di identità. Un gruppo sano, insomma, che sa stare bene anche fuori dal campo. In più è arrivato qualche elemento interessante».

Facci i nomi.
«Emanuele Bearzi,Mattia Concina, Thomas Polonia e Filippo Tosoni. Ragazzi giovani, ma già con una discreta esperienza oltre che di discreta caratura tecnica».

Come procede la preparazione?
«Abbiamo iniziato sul campo di Caneva. Non si tratta propriamente di un tappeto, ma per fortuna che c’è. Non amo molto le sedute in palestra, perché ritengo il fondo non adatto all’allenamento per quanto riguarda la durezza della superficie. Preferisco un prato spelacchiato, ma pur sempre idoneo per attutire l’impatto al suolo. Sono partito in maniera blanda, preferisco non forzare i ritmi e procedere con un percorso di crescita costante, in maniera di ottenere una condizione generale per tutto il gruppo».

Hai un modulo sul quale pensi di poter contare?«A me piace molto il 3-5-2, anche se lo ritengo molto dispendioso in termini di sforzo fisico. Meglio puntare sulla difesa a 4, anche se poi è chiaro che cercherò di adattare il modulo alle caratteristiche dei giocatori che ho a disposizione, piuttosto che il contrario. Credo, insomma, che bisogna essere realisti e saper sfruttare ogni elemento per le caratteristiche che ha».

Obiettivo dichiarato?
«La salvezza prima possibile, senza dubbio. Lo scorso anno la squadra si è salvata per 2 punti. Ecco, vorrei arrivare a non giocarmi le ultime giornate col patema del risultato ad ogni costo. Anche perché la Seconda è un campionato difficile, dove basta un niente per invertire le tendenze. Con un paio di risultati utili voli e con paio negativi sprofondi. Sarà necessario, insomma, mantenere equilibrio e concentrazione».

 

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