GIACOMO DI BELLO: «CI VORREBBE UNA MAGGIORE COLLABORAZIONE FRA LE SOCIETÀ»

Giacomo Di Bello, alla sua terza stagione sulla panchina del Timaucleulis, non nasconde le difficoltà che la sua squadra dovrà affrontare per conservare il posto in Seconda categoria.

«So già che ci aspetta una stagione di grande sacrificio e lotta – ammette- perché già lo scorso anno la salvezza è stata un traguardo davvero impensabile, reso possibile anche dalla vicenda San Pietro. Saremmo retrocessi noi se non ci fosse stata la penalizzazione della squadra comeliana».

Qual è stato l’orientamento della vostra strategia di rafforzamento della rosa?
«Prendere elementi di esperienza, gente abituata alla categoria, per far maturare qualche giovane che abbiamo in casa e per aiutare ad integrare qualche altro ragazzo che abbiamo ottenuto in prestito. Vanno letti in quest’ottica gli acquisti di Pierantonio Mongiat, esterno dal Verzegnis, Alberto Petris, difensore dal Trasaghis, Steve Concina e Gabriele Englaro, dal Paluzza, Donato Del Vecchio, attaccante dagli Amatori del Betania».

Largo alla linea verde insomma… Scherzi a parte, sono arrivati anche giovanotti di belle speranze?
«Sì, i fratelli Davide ed Edoardo Chiapolino dai Mobilieri e il portierino Thomas Di Fant, classe 2001, dal Fusca».

Sei al tuo terzo campionato sotto la Crete: come ti trovi?
«Assolutamente a mio agio: l’ambiente è tranquillo, la società sa benissimo che bisogna fare con quel che si ha e quindi non chiede altro che impegno e serietà. Il paese è piccolo, i numeri sono dati oggettivi: sono pochi a dare una mano, ma, ripeto, non è questione di cattiva volontà. Le persone sono quelle che sono e già vedere una cinquantina di spettatori al campo è un successo. Davvero non si può chiedere di più e mi pare che in questa situazione siamo in buona compagnia».

Ma il Carnico, Giacomo, di cosa soffre?
«Qui entriamo in un discorso davvero difficile. Il Carnico soffre di mancanza di numeri. Un tempo i nostri paesi erano molto più popolati, adesso il calo demografico, unito all’offerta di altre discipline sportive, sta presentando un conto salatissimo».

Ma oltre a questo, so che hai un’altra idea…
«Non vorrei fare quello che sputa sentenze, prima di tutto perché non sono il tipo e poi perché dopo tre anni di Carnico devo ancora fare esperienza. Però lasciatemi dire una cosa: ci dovrebbe essere, nel nostro campionato, maggiore collaborazione tra le società. Chi fa il settore giovanile, ad esempio, potrebbe dare in prestito qualche ragazzo a quelle società che sono con l’acqua alla gola. Si potrebbe, faccio un’ipotesi, trovare un accordo del tipo: tu mi dai quel ragazzo in prestito a titolo gratuito ed io ti garantisco che giocherà un tot di partite. I prestiti, invece, non sono mai gratuiti e così le grandi si “arricchiscono” e le piccole si svenano, col rischio di scomparire nel giro di pochi anni, perché i costi di gestione aumentano e le entrate diminuiscono».

Non è un’ipotesi così campata in aria, in effetti.
«Magari ragiono così perché faccio parte di una piccola realtà. Magari se allenassi una squadra di vertice potrei eccepire che un settore giovanile costa e che quindi se tiro su un giovane ho diritto almeno ad un premio di addestramento. Il mio discorso esula dai risultati. Quanto ho detto ha il solo scopo di tenere in vita un Carnico che tra qualche anno rischia un drastico ridimensionamento , con tante squadre che faticheranno sempre di più a reperire risorse economiche ed umane».

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