Canciani: «In campo solo se si potrà giocare in totale sicurezza»

di MASSIMO DI CENTA

C’è naturalmente molta incertezza sulla data di inizio del Carnico e sono in molti quelli che si domandano se si possa più o meno ragionevolmente prevedere l’inizio dell’attività. A tal proposito abbiamo sentito il presidente del Comitato Regionale Figc Ermes Canciani, che naturalmente non si è sbilanciato per quanto riguarda una possibile data.
«Allo stato attuale – precisa – è oggettivamente difficile, per non dire impossibile, prevedere la partenza della manifestazione. Attendiamo gli eventi, vediamo come evolve la situazione, che monitoriamo con grande attenzione. Di certo, credo che sia impossibile la disputa della Coppa Carnia. L’inizio previsto per il 25 aprile è ipotesi non percorribile, perché, anche se il divieto di allenarsi scadrà il 13, una decina di giorni di preparazione sarebbe insufficiente».

E per quanto riguarda il campionato?
«Qui i margini sono un pochino più ampi. Personalmente, io vorrei che il torneo si svolgesse, anche se bisognerà sentire il parere del presidente federale. Posso dire con certezza che fino al 3 maggio non si giocherà, poi vedremo come andranno le cose. Chiaramente bisognerà trovare una formula che tenga conto delle giornate a disposizione. Mi dispiace sentire qualche Cassandra che ha già sentenziato che quest’anno non si farà nulla, mettendo addirittura in dubbio anche la stagione dilettantistica 2020-2021. Non si tratta di sottovalutare il problema che stiamo vivendo, ma se non ci sono certezze da una lato, non possono essercene neanche dall’altro».

Più complesso il discorso sul settore giovanile, vero?
«Il settore giovanile non può prescindere dal discorso scolastico. Le scuole sono chiuse da qualche settimana e non ci sono certezze sulla data di riapertura. Pensare di poter iniziare l’attività quando magari i ragazzi sono stati a casa per oltre due mesi non ha il minimo senso. Mi dispiace dover dire si va verso il blocco dei campionati. È una decisione difficile, nessuno se lo nasconde, ma non possiamo rischiare con la salute dei nostri ragazzi».

Cassandre a parte, sono in molti che criticano l’ambiente calcio che sembra rifiutare l’ipotesi di fermarsi. Cosa pensa in proposito, presidente?
«Lungi da me l’idea di considerare come minori gli altri sport, bisogna anche ragionare sui numeri: il rugby, che ha deciso di fermarsi, in regione ha poco più di 500 tesserati. Nel calcio siamo ad oltre 22.000. Questo per dire che anche nella dimensione dilettantistica, il nostro è un movimento che ha risvolti sociali ed economici. Il che non significa che non si tenga conto del problema salute. Vedremo. Diverso è il discorso per quanto riguarda il professionismo, dove gli interessi sono tantissimi, si pensi ad esempio ai diritti tv, e chiaramente si farà di tutto per terminare la stagione».

Qual è l’unica cosa che si sente di poter garantire?
«Che qualsiasi manifestazione inizierà solo se si potrà giocare in totale ed assoluta sicurezza».

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