MIRKO RUSSO PORTA UN PEZZO DI CARNICO IN SVEZIA

Mirko Russo con la maglia del GSIF

Dal Campionato Carnico alla Svezia passando per l’Inghilterra. Un percorso un po’ tortuoso, all’apparenza, ma ovviamente le motivazioni del trasferimento in Scandinavia non hanno a che fare con il calcio. Di certo Mirko Russo, 29enne di Moggio Udinese, dimostra che la passione per il pallone non ha confini.

«Tre anni fa mi sono trasferito in Inghilterra per studiare Ingegneria Civile all’università di Newcastle, dove ho completato i primi due anni della mia laurea triennale – racconta Russo –. Mi è stato poi proposto di fare il terzo anno in un’università ospitante nell’ambito del Programma Erasmus e ho quindi scelto di spostarmi a Göteborg, in Svezia, dove vivo attualmente. Al termine di quest’esperienza, a giugno, Brexit permettendo tornerò in Inghilterra per proseguire il master».

E in Svezia sei riuscito a trovare una squadra.
«Si chiama Göteborgs Studenters IF, o più semplicemente GSIF, e milita nella sesta divisione svedese. Diciamo che è una via di mezzo fra la Seconda e la Terza Categoria del Carnico. Ho iniziato la preparazione atletica a febbraio, dove sono stato per così dire “in prova”. Ho giocato un paio di amichevoli e poco dopo mi hanno comunicato l’intenzione di tesserarmi. Il problema è che risultavo ancora tesserato con la Moggese, mia ultima squadra in Italia, quindi c’è stato bisogno di fare un paio di giri di telefonate per richiedere il trasferimento. Il percorso è stato il seguente: GSIF -> Lega Svedese -> Lega Italiana -> Moggese e viceversa. Per fortuna la Moggese è stata super disponibile e mi ha aiutato in queste operazioni dandomi un contatto diretto in FIGC con la vicepresidente regionale Flavia Danelutti; ciò mi ha permesso di completare il tesseramento giusto in tempo per esordire il 4 aprile, data della prima di campionato».

Sei un difensore centrale: a chi ti paragoneresti?
«Mi piacerebbe dire Chiellini, ma in realtà sono molto più simile a Ranocchia…».

Quali sono le principali differenze che hai trovato?
«Da quanto ho visto, il tasso tecnico è molto simile a quello del Carnico, almeno a questi livelli. La vera differenza sta nella cattiveria agonistica messa in campo. Qua nessuno si scompone per botte e pestoni, il contatto fisico ci sta e fa parte del gioco. Giusto per dare un’idea, la maggior parte dei giocatori si allena con i parastinchi; questo fa capire la diversa mentalità di vivere il calcio. Qui se uno rimane a terra dolorante si continua, non esiste fermarsi per falsi fair-play che sui nostri campi troppo spesso vengono abusati da giocatori che fingono dolori inesistenti per perdere tempo o giustificare un contrasto banalmente perso. Ecco, di sicuro in Svezia non vedrete simulare»..

Ti manca il Carnico?
«Per me è il miglior campionato al mondo! Mi riferisco in particolare alla cultura “di spogliatoio”, su cui tutto ruota attorno. Sedersi a bordo campo a fine allenamento stanchi ma contenti, con la famosa birra post-allenamento in una mano e la sigaretta nell’altra, con il mister che prima ti guarda storto perché non si dovrebbe fare, ma che poi ci ride su e si unisce a te. E poi doccia, un boccone in gruppo e quelle lunghe sere d’estate coi compagni di mille avventure. E ancora svegliarsi presto la mattina per tagliare l’erba al campo, la famiglia che viene a tifare per te, gli amici che vengono allo stadio per sfotterti, il vecchietto del paese che ti ha visto crescere. E naturalmente 90 lunghi minuti di lotta in campo, tra nuovi volti e vecchi rivali, ma tanto poi c’è la pastasciutta al chiosco e tutto passa. Ecco, quando giochi nella seconda città più popolosa della Svezia, questa magia nostrana viene inevitabilmente a mancare. Ma ciò non vuol dire che questa mia nuova esperienza sia negativa, anzi! La settimana scorsa siamo andati in ritiro pre-campionato sulla piccola isola di Donsö per una tre giorni di solo calcio: allenamenti, sedute tattiche e attività di gruppo per rafforzare quello che sarà l’organico di questa nuova stagione. Un’esperienza davvero da provare».
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Con quali squadre hai giocato in Italia?
«Quattro anni a Malborghetto: conservo ricordi stupendi e resterò legato per sempre a quell’ambiente, anche se ora la squadra non c’è più. Poi una stagione a Pontebba ed una a Moggio, dove ho finalmente realizzato il sogno di militare nella squadra del mio paese. Un’esperienza bellissima, peccato si sia conclusa così presto».
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Ibrahimovic è sempre il punto di riferimento per gli svedesi?
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Ahia, mi sa che la risposta a molti non piacerà… Ho chiesto a molte persone cosa ne pensino di Ibra, che per me è sempre stato un idolo, Juve a parte. E sapete come è andata? Delusione totale. In 7 mesi non ho ancora trovato uno a cui piaccia o stia simpatico. A molti sta indifferente, ad altri non piace per niente. Non mi è ancora chiaro il motivo: forse gli svedesi non si sentano rappresentati da un giocatore visto più come un prodotto commerciale che come un simbolo. E come mi fanno sempre notare, agli ultimi Mondiali Ibra non c’era e guardate dove sono arrivati».
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Svezia che ai Mondiali era presente dopo aver eliminato l’Italia…
«E non perdono l’occasione per ricordarmelo. Però poi io chiedo dove erano loro nel 2006 e magicamente cambiano discorso!».
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