di FEDERICA ZAGARIA
Se consideriamo che non è una gran appassionata di calcio, possiamo dire che, in quello che fa, ci mette entusiasmo ed un gran cuore e la passione alla fine esce, perché senza di essa e, di una buona dose voglia di fare e di mettersi in gioco, soprattutto quando ci si applica per gli altri e non per sé stessi, non si concluderebbe niente. Manuela Boscardin, vicepresidente del Verzegnis e odierna protagonista della rubrica, è proprio così, un vulcano di energia al servizio della squadra e del paese. Sì, perché, oltre che per i neroverdi, si impegna in iniziative che coinvolgano anche persone che non seguono il Carnico o la squadra. Tra queste attività vanno citate camminate e sedute di yoga aperte a tutti e quest’anno anche lezioni di Burraco.
Tu stessa dici di non essere una che, Nazionale a parte, segue il calcio: come te ne sei, quindi, avvicinata fino a diventare vice presidente di una squadra del Carnico?
«Partiamo dal fatto che sono sposata con Luca Fior, ex giocatore del Verzegnis, che, per motivi anche lavorativi non seguivo nelle partite. In passato sono stata ristoratrice, per cui nel 2002 ho cominciato come sponsor dei neroverdi, ma a quel tempo ero ancora poco partecipe. È stato l’attuale presidente Fabrizio Favi a volermi nel Direttivo. Diciamo che, vista la mia precedente attività, mi sono sempre prestata a dare una mano specialmente al chiosco e posso affermare di essere una persona a cui piace sostenere chi dimostra passione nel fare le cose. Io mi vedo come una specie di Jolly, cerco di coprire dove potrebbe mancare qualcuno o qualcosa».
Ritieni che il Carnico ti abbia tolto qualcosa oppure, che, in qualche modo, ti abbia arricchito la vita?
«Mi ha regalato un gruppo che per me è molto importante. Già ne facevo parte, ma in maniera diversa, da dietro le quinte. Ora, invece, mi ha coinvolta ancora di più Lorenzo, mio figlio maggiore, per cui sono “uscita dal guscio” e ne faccio sempre parte ma ancor più attivamente. Mi piace offrire a chi viene alle partite un luogo accogliente, dove stare bene».
Ci sono state anche rinunce?
«Riguardo al rinunciare a qualcosa per il Carnico, forse mi succedeva più prima quand’ero solo la moglie di un giocatore che ora che sono vicepresidente, anche se in realtà in quel periodo anch’io, nello stesso momento in cui Luca era impegnato in campo, ero occupata nella mia attività».
Il calcio è considerato, da molti, ambito maschile: tu come lo vivi?
«Bene! Mi sento considerata, anzi richiesta e poi benvoluta, da tutti. Ci si conosceva già tra di noi perché l’ambiente è paesano, ma ora siamo un gruppo bello e consolidato».
C’è qualche ricordo a cui tieni particolarmente?
«Il primo Memorial per Gianni De Sandre, perché quella è stata l’occasione che mi ha fatta entrare nel gruppo della squadra, proprio quel giorno in cui ricordavamo lui che era, appunto, amico di tutti. Poi a me piace partecipare attivamente alle varie iniziative quali possono essere tornei o altro, perché sono una persona predisposta a mettersi in gioco».
Mi raccontavi che a volte anche in te si scatena l’entusiasmo per il calcio: in che occasioni?
«Allo stadio, perché l’atmosfera lì è magica! Mi attirano i grandi incontri, tipo quello tra Israele ed Italia di due anni fa; ero lì, allo Stadio Friuli di Udine e mi sono appassionata tantissimo all’incontro».
Quanto parlate nella quotidianità di calcio in casa?
«Sempre, perché poi il mio secondogenito Giulio gioca nel Tolmezzo. Quindi a casa nostra c’è l’aggiornamento settimanale di tutte le partite, sia nazionali che internazionali. Di Carnico invece non molto, solo fuori casa e con gli addetti ai lavori».
Cosa rappresenta per te, il Carnico?
«È un gran bel collante che unisce famiglie intere. In realtà io mi autodefinisco una donna del Carnico, ma con poco Carnico. Sono pure juventina, in una casa di interisti anche se non sono una permalosa. Anzi, accetto anche gli sfottò, purché gli altri facciano lo stesso. Poi da quest’anno il Verzegnis, e di conseguenza il Carnico, diventano ancor più famiglia per me, perché anche Luca è entrato nel Direttivo della squadra e quindi ci sarà maggiore condivisione di tempi e spazi anche fuori casa».
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